Articolo 13 sul Copyright, cosa cambia in UE

Internet ha aperto le porte alla libera comunicazione. Chiunque oggi può aprire un blog, un canale Youtube o semplicemente un profilo su Facebook ed esprimere la propria idea.

Porte che rischiano di essere richiuse con l’Articolo 13 sul Copyright.

Siamo tutti d’accordo che le leggi sul diritto d’autore in Europa avevano bisogno di una spolverata. Ormai erano ferme al 2001 e di cose ne sono cambiate da allora. Soprattutto va ricordato quanto il web abbia modificato e talvolta stravolto, le nostre abitudini.

Una legge controversa questa dell’articolo 13 che rischia di cambiare in modo significativo, non solo in Europa ma forse in tutto il mondo, la libera circolazione delle idee su internet.

Se il principio che muove tanto l’articolo 13 quanto l’articolo 11 possono essere corretti, si teme quali ripercussioni questa legge ormai accettata il 12 settembre 2018 possa avere su milioni di persone che con il web lavorano e comunicano.

Articolo 13 sul Copyright: cosa c’è scritto?

Tutte le piattaforme di Social Media devono esercitare un maggior controllo.

  • Facebook
  • Google
  • Youtube

Sono solo 3 dei più emblematici esempi di piattaforme che lanciano in rete audiovisivi che vengono poi condivisi dagli utenti, pur essendo materiale protetto da copyright.

Devono quindi controllare i contenuti prima che questi siano disponibili on line.

Alcuni sostengono che tale scelta è destinata a soffocare la creatività su internet.

Andando oltre la questione tecnica di come certe piattaforme possono evitare la diffusione di testi, canzoni e immagini coperte da copyright, il risvolto negativo della legge riguarda le piccole case creative che subiscono tale nuova normativa.

I piccoli siti probabilmente non potranno permettersi di acquistare software costosi per filtrare il materiale non protetto da copyright e questo porta alla chiusura perché come sappiamo, trasgredire la legge ha conseguenze ben più gravi.

Naturalmente c’è già chi parla di censura.

Basta mettere un limite cautelativo alla Rete perchè insorgano i liberali a prescindere. Talvolta senza riflettere sul fatto che una minima regolamentazione è necessaria, soprattutto quando si parla di aspetti così delicati nella società quali le comunicazioni sono.

E l’aspetto comunicativo veicolato dal web ha dimostrato, negli anni, non solo di aver inciso pericolosamente sulla vulnerabilità di molti giovanissimi, ma anche di far perdere la percezione del valore di un’opera (audio o video).

Derubricando la libera visione senza proventi per le fatiche artistiche, per chi di opere audiovisive vive, dietro a semplice “libertà di accesso alla cultura”.

Non si tratta solo di libertà di accesso, ma di sopravvivenza.

E l’una, purtroppo, può succedere che sia lesiva dell’altra.

 

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