Facebook : dodici anni di social network

Facebook dieci anni di social network: un veloce excursus FacebookDodici anni trascorsi come una rincorsa. Forse ce ne rendiamo conto in pochi ma dalla nascita di Facebook tanti sono gli anni passati. 
Facciamo un veloce excursus di uno dei giganti dell’era digitale.

Gli italiani hanno imparato ad apprezzare il servizio di Facebook solamente all’epoca del suo boom avvenuto nel 2008.

Dodici anni dalla nascita del social network che al traguardo di oggi rivelano tutta la loro potenza, le potenzialità ancora inespresse,  e più di qualche perplessità.

Il progetto iniziale di Zuckerberg aveva un intento molto semplice.

Il nome prese spunto da un elenco, con nome e fotografia degli studenti. Quelle che alcune università statunitensi distribuiscono all’inizio dell’anno accademico per aiutare gli iscritti a socializzare tra loro.

In effetti la diffusione virale è partita con lo scopo di socializzare con nuovi amici e ritrovare i vecchi compagni di scuola. Per poi diffondersi a qualunque sfera di amicizia e affetto familiare.

Finanche a fini di aziende che lo sfruttano per la visibilità, o come collettore con clienti e fornitori.

Solo da fine settembre 2006, terminata una prima lunga fase di rodaggio riservata alle università americane e a stretti circoli, le iscrizioni e facebook.com vengono aperte al pubblico e comincia l’escalation al successo.

Dal luglio 2007 figura nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno negli Stati Uniti per foto visualizzabili, con oltre 60 milioni di immagini caricate settimanalmente.

Secondo le più recenti stime in Italia il 53% degli utenti di Facebook ha oltrepassato i 35 anni, mentre la fascia di età solitamente più sensibile ai social , quella fino a 18 anni, mentre incrementano del 10% gli utenti fra 19 e 24 anni e fra 30 e 35 anni. Aumentano considerevolmente, di un buon 14% , la fascia di età 36-45 anni.

Facebook : 30 milioni di utenti attivi ogni giorno.

Di questa moltitudine di utenti, ben 28 milioni fruiscono il sito da dispositivi mobili, sia da web ma (soprattutto) dall’applicazione.

Ispirandosi in origine all’antico concetto di “elenco” o “database” personale, ha finito col connettere in un click ogni persona nel mondo.

Mark Zuckerberg si rese conto presto che quel coniugare la disponibilità di informazioni sulle persone, assieme ad uno spazio libero in cui immettere pensieri personali con immagini, aveva un forte potenziale.

Il neonato sito realizzato ad Harvard nel lontano 2004 iniziò a popolarsi del grande pubblico subito dopo aver raccolto il consenso dei college americani vicini.

Un campo neutro che funzionò da test per il gigante che si apprestava a divenire negli anni successivi.

Facebook inizia così, per via del suo utilizzo immersivo di dati degli utenti, a ritrovarsi al centro del ciclone.

Disponibile in oltre 70 lingue ha recentemente sorpassato il secondo miliardo di utenti attivi mensilmente (gran parte dei quali da dispositivo mobile).

Pur con diversi problemi, di natura finanziaria e societaria, le cui vicende sono magistralmente narrate dal film ispiratosi alla storia reale The Social Network, la rete si espanse sempre più.

Ormai è divenuto un fenomeno pop a tutti gli effetti.

Sicuramente dettato dalla curiosità di molti di poter carpire dettagli, “segreti” o meno, delle vite di ognuno.

Fu il 24 agosto 2015 che Facebook raggiunse la prima cifra record di 1 miliardo di utenti attivi contemporaneamente sulla propria piattaforma.

Malgrado tutto, la tentazione di essere connessi, di mostrare se stessi e promuovere il proprio pensiero.

E talvolta di un pò di esibizionismo, sono elementi ben più forti della protezione della privacy.

L‘inserimento dell’interfaccia mobile, la moltiplicazione delle connessioni ed il progetto internet.org.

Con quest’ultimo Zuckerberg ha intenzione di portare l’accesso Internet alle popolazioni che ancora non ne dispongono, rendono il progetto Facebook qualcosa di estremamente diversificato e imprevedibile.

Malgrado alcuni scommettano sul suo declino, destinato ad essere rimpiazzato da altri network paralleli.

Ma rimane un’ipotesi ancorata al futuro.

Ad oggi Facebook rappresenta una dei 4 cugini digitali che hanno conquistato il mondo, insieme a Google , Amazon e Apple.

Giganti che crescono anche in barba al fisco di 3/4 di mondo.

I vari colossi del web infatti realizzano fatturati e moltiplicano i profitti grazie ai meccanismi del fisco intracomunitario che permette l’elusione di tasse nazionali.

Google e Apple hanno patteggiato per 624 milioni di imposte arretrate da versare al fisco italiano.

Ma il monopoli avviato , grazie al quale si incassano proventi in Italia e se ne registrano i ricavi in Irlanda o Lussemburgo, o ancora Olanda; questo è l’andazzo non accenna a fermarsi.

Nomi noti : Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Twitter e Tripadvisor.

Nomi che incassano qualche miliardo di euro all’anno nel BelPaese, ma hanno (scandalosamente) versato, nel corso del 2016, solo 11,7 milioni di euro al fisco italiano.

Facebook in questo è un esempio topico : nel 2015 ha venduto servizi in Italia – soprattutto pubblicità – per 224,6 milioni.

Ma li ha incassati a Dublino sfruttando le forti agevolazioni del fisco irlandese.

Stesso escamotage di Apple , Google, e co. , tutti imputati per i quali il metodo inglese si è rivelato il più efficace per far scucire le tasse nel Paese in cui i proventi vengono generati.

Applicando infatti il prelievo del 25% sui “profitti trasferiti”, si è messo un freno all’elusione.

Facebook : e gli utili crescono…

Sopra le attese, aggiungiamo :

  • utile operativo in aumento del 61% , approdato a ben 7,35 miliardi di dollari.
  • utile netto pari a 4,27 miliardi

Quest’ultimo include l’importo da 3,19 miliardi di dollari, onere legato alla riforma fiscale Trumpiana.

I ricavi sono in crescita : al 47% , con 12,97 miliardi.

Ora la preoccupazione della società e dei mercati verte invece sul forte decremento registrato nel tempo passato sulle pagine del social dai propri utenti.

Negli ultimi 3 mesi del 2017 queste sono calate di 50 milioni al giorno.

Anche se Mark Zuckerberg minimizza non si può non riflettere sul timore che questo decremento influisca sugli introiti pubblicitari.

Ma il numero uno tira dritto : i pesanti investimenti sulla sicurezza degli utenti sono più importanti di tutto.

Il tema più delicato : la privacy e il controllo.

Come già accennato la questione ancora troppo poco dibattuta della privacy , rispetto all’avvento dei Social, è quella che dovrebbe maggiormente preoccuparci per il prossimo futuro.

Perchè i dati sensibili che riguardano il nostro privato quotidiano sono divenuti materia fondamentali nell’era del web : le nostre preferenze, e in base a queste cosa potrebbe piacerci e farci acquistare.

Ma anche, come ci ha insegnato la storia recente, cosa potrebbe influenzarci e spingerci a votare per un candidato o per l’altro, influenzando gli esiti elettorali di ogni Paese.

Apply Magic Sauce è un prodotto del Cambridge Psychometrics Centre e mostra un profilo della propria personalità , basato sui dati dei profili personali di Facebook e Twitter.

Ma è solo un piccolo esempio della miriade che potremmo portare a riprova di quanto possiamo ritrovarci controllati e monitorati se solo qualcuno volesse.

Un primo accorgimento da adottare da tutti noi potrebbe risiede nel browser utilizzato.

Abilitando l’opzione “non tracciare” : Chrome ad esempio, fra le impostazioni permette di spuntare la casella “Do Not Track”.

Molto, ma molto interessante, a tal proposito è l’articolo di Business Insider che vi consigliamo di leggere.

Facebook sa tutto di noi e della nostra vita ?

Cosa ci piace oggi ? Quali sono le nostre abitudini ? Qual’è stato il nostro passato?

Non vi è mai capitato di incappare in una pubblicità di un servizio o di un prodotto, che guarda caso abbiamo menzionanto di recente/recentissimo fra i nostri post su FB ?

Ecco di cosa stiamo parlando : quell’inserzione sponsorizzata che viene mostrata nella bacheca o nella nostra time line,  fa riferimento ad un argomento attinente di cui abbiamo appena discusso on line, e del quale abbiamo lasciato traccia.

Il monitoraggio di Facebook si può escludere agendo sulle impostazioni del proprio account, ma è fuor di dubbio che, finchè permarrà la voglia di mostrarsi senza filtri, la nostra riservatezza non è più assicurata.

Anche se, per ora, a trattare il mass market dei dati personali, sono macchine e algoritmi.

Domani chissà : siamo all’inizio dell’era da Minority report ?  (film di Spielberg, nda).

Ad ogni modo la sicurezza rimane un obiettivo prioritario per la società di Menlo Park, in California : lo stesso Zuckerberg lo ha definito un 2017 “forte ma anche difficile”.

Dall’esplosione delle fake news , fino alle pubblicità finanziate dalla Russia.

Il 2018 sarà focalizzato sulla questione “garanzie per gli utenti”, elemento fondamentale che, per usare le parole del fondatore, “non sia solo divertente da usare, ma anche positiva, per il benessere della società in cui viviamo”.