Motori di ricerca e news : pronto lo scontro Ue-Usa

Negli ultimi giorni si fa un gran parlare nelle pagine economiche di giornali, fisici e on line,  dello scontro che sembra si stia per scorgere all’orizzonte fra Comunità Europea e Stati Uniti d’America.

Il probabile diverbio riguarderà uno dei pilastri  sul quale si fonda l’informazione via web, ovvero il richiamo che le news hanno sui motori di ricerca (ma sappiamo che si tratta di uno in particolare…) i quali riprendono le news e gli articoli e li convergono in appositi spazi cosiddetti “aggregatori”.

news-fra-le-maniUna nuova “edicola” (tanto di moda e utilizzata in tv , specie nelle reti all news) che raduna notizie, contenuti, cronache.

Con buona pace dei diritti di sfruttamento di tali proprietà intellettuali.

Parliamo chiaro : è sfruttamento o pubblicità?

Sappiamo bene quanto la ripresa di questi contenuti sia importante per convergere traffico di utenti verso i motori di ricerca stessi, ma è fuori di dubbio che queste aree di aggregazione siano una fonte di pubblicità per le testate.

Anche perchè non si aggregano solo articoli dei vari “Corriere” e “Repubblica” ma anche altre fonti quali blog e nativi siti web (ovvero fonti di informazione che nascono esclusivamente per la rete).

Quindi potrà pure esser comprensibile la lamentela degli editori sulla lesione della proprietà intellettuale e il mancato introito di visitatori, ma risulta curioso quanto non viene mai menzionata l’altra faccia della medaglia di beneficio.

Qual’è il motivo dello scontro che si appresta ad arrivare?

Tutto parte da una notizia battuta dal Financial Times riguardo una delle prossime direttive sul copyright che la Commissione Europea presenterà a breve che prevede una commissione da far pagare a Google & Co.  , che andrebbe nelle tasche degli editori,  per la diffusione di questi contenuti, i quali andrebbero sempre sottoposti ad un’autorizzazione di pubblicazione (da parte delle fonti) degli articoli online.

Visti gli interessi in gioco (tutti gli operatori web più importanti sono Americani)  la proposta (sempre secondo il Ft) alzerà il livello di scontro fra Silicon Valley e Bruxelles.

La proposta però sembra aver pochi spiragli :  il pagamento della commissione non diverrebbe un obbligo bensì un aiuto concreto da parte del legislatore agli editori con bilanci in crisi.

Ed è necessario ammettere che un editore che non produce redditività è un editore a rischio chiusura.

Un segnale di per sè poco positivo per la pluralità dell’informazione nel Vecchio Continente.

 

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