Raffreddamento a liquido negli smartphone: come funziona

Gli Smartphone sono un evoluzione diretta dei Palmari, questo è risaputo. Sono dei piccoli PC portatili che si basano su una tecnologia piuttosto diversa dai computer (ARM) ma funzionano per certi versi in modi simili.

Come tale, hanno un Chipset che include una combinazione di processore, scheda video e RAM.

Questa composizione è diventata negli anni molto potente, tanto da raggiungere più Cores (i più popolari hanno 8 Core) ed un elevata velocità di clock (Ad esempio il Galaxy S9 produce 2.7Ghz minimo).

Gli Smartphone producono un sacco di calore.

Questa non è una novità: abbiamo visto smartphone ustionare persone o andare a fuoco. Generalmente un’alta temperatura significa tanti guai per il nostro device, con blocchi o rallentamenti indesiderati.

Ovvio che con il tempo molti produttori hanno concentrato gli sforzi nel dissipare il calore prodotto dalle attività degli Smartphone.

La prima mossa nel cercare di ridurre la temperatura media dei cellulari è stata di trasformare ogni design presente in uno integrale.

Così facendo è stato possibile riservare una migliore posizione a tutti i componenti di metallo utilizzati per disperdere il calore, rimuovendo (per esempio) la possibilità di poter cambiare batteria, così come altri pezzi da parte degli utenti.

Nel tempo sono state adottate contromisure, fra cui un software integrato che permette di ridurre la velocità del processore dinamicamente (piuttosto che in maniera brusca) e con vari avvisi di temperatura elevata.

L’utente può interagirvi in modo diretta chiudendo i programmi. Oppure lasciando il device in una sorta d’ibernazione, finché la temperatura non verrà definitivamente ridotta.

Samsung ha avuto un’idea molto particolare, introdotta ad iniziare dal Galaxy S7.

Pubblicizzata anche al tempo, questa particolare idea ha introdotto il raffreddamento liquido all’interno degli Smartphone.
Ma come, vi starete dicendo: liquido all’interno dei cellulari? Non può danneggiare l’elettronica?

Spieghiamo brevemente su cosa si basa questa tecnologia.

Molti pensano che in questo caso il raffreddamento a liquido funzioni come per i PC.

Oppure si è propensi a pensare ad un contenitore che fa circolare dell’acqua nel sistema, che a sua volta viene raffreddata con diversi sistemi (principalmente con la ventilazione).

Ma per quel che riguarda gli smartphone con questo sistema, la quantità di liquido si basa sulla condensazione di poche gocce di liquido. E’ impercettibile : questo viene scaldato dal processore, il quale fa viaggiare il liquido vaporizzato da una parte all’altra d’un minuscolo tubicino in rame.

Una volta che il liquido si raffredda, smette di circolare e si deposita. Il tutto avviene in quel tubo rinchiuso e la possibilità che fuoriesca è praticamente assente (a meno di danni esterni).

Questo sistema è possibile anche grazie alla lega di carbonio (TIM) che permette di trasportare rapidamente il calore del Chipset direttamente al rame.

In definitiva il liquido è in circolo nello Smartphone, ma sotto forma di condensa.

La tecnologia è presente anche in altri device naturalmente ma Samsung, per il futuro, ha in mente di espandere l’idea con altri metodi. Ad esempio il Note 9 ne ha già una versione più avanzata, con due dissipatori aggiuntivi ed un tubicino più grande.