Analisi : Chi ha paura di Amazon

Torniamo su questo nostro post di analisi della società di e-commerce numero uno al mondo.

E’ qualche anno ormai che commentatori economici sparsi ovunque si spingono a descrivere la paura dei mercati per la realtà imprenditoriale fondata da Jeff Bezos.

Da semplice e-commerce di libri (in pochi lo ricordano, ma Amazon ha sfondato proprio nella spietata concorrenza di rivendita di libri) a mercato on line omnifero (dall’inglese omniferous : costituito da tutti i tipi di cose).

Raggiungendo dimensioni impensabili fino a non molto tempo fa, divenendo una riserva di tutto quanto sia possibile e legale acquistare, nulla sfugge. Tutto ciò che cerchi, Amazon lo vende : la filosofia è divenuta un po’ questa.

Senza dimenticare che allargandosi ai servizi (il cloud è fra i più redditizi) Amazon si sta assicurando lauti fatturati con margini che fanno brillare gli occhi ad ogni investitore.

Ed è notizia degli ultimi tempi quella che svela le mire di Amazon anche nel settore della Streaming TV di cui davamo ampio risalto in questo post.

Pare che tutto questo tumultuoso sviluppo stia impensierendo gli operatori finanziari.

Da un lato (i più idealisti) si fonda il timore che una sola azienda possa espandersi fino ad alterare gli equilibri di interi settori dell’economia.

Dall’altro (i più complottisti) si riflette sui meccanismi in atto nelle economie di molti Paesi dell’occidente, in cui è divenuta fonte di influenza politica anche ad alti livelli.

Il timore concreto è per un gigante che crescendo troppo in fretta potrebbe rappresentare una bolla di quelle che Wall Street conosce (e teme) fin troppo bene.

Ma vista l’attuale solidità e liquidità del gigante di Seattle è soprattutto la questione socio-economico-politica che tiene banco : approfondiamola.

Amazon può influenzare la politica americana e mondiale?

Cominciamo col ribadire che, senza dubbio, vi è la capacità di condizionare in modo inequivocabile il successo di un prodotto, e quindi di un produttore, indirizzando già, in vari settori dell’economia, le preferenze dei consumatori.

E non è poco.

Questo potere di influenza preoccupa più delle boutade del “president” Donald Trump : già perchè l’avvento del nuovo inquilino della Casa Bianca, che qualcuno definisce maldestro e qualcunaltro fine stratega, è stato associato da molti ai rialzi da record di Wall Street.

Vi è un connubio di situazioni che spingono la borsa newyorkese di “rialzare” come non mai.

In realtà sembra che i record dell’indice Dow Jones siano dovuti soprattutto ad ottimi risultati di bilancio di molte company.  Il valore di borsa di Apple (per esempio) pesa molto sul listino : se i numeri sono più che buoni questi influenzano l’andamento degli indici.

E non va escluso nemmeno un elemento fondamentale quale il dollaro debole , che in questo stato di cose può supportare le esportazioni statunitensi.

Insomma : fino a che non sarà vero impeachment del presidente (per i rapporti con Mosca, eventualmente) la situazione politica non preoccupa particolarmente.

L’espansione tumultuosa della Company di Bezos invece preoccupa. A maggior ragione di fronte alle recenti acquisizioni di supermercati e al lancio della propria TV on line.

Per il timore (come dicevamo) di bolle speculative di fronte a sboom, improbabili ma non impossibili.

Anche Federico Rampini di recente su Repubblica scriveva :

“Gli stessi Padroni della Rete, le “cinque sorelle” Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Google privilegiano la finanza sull’innovazione. (Le diseguaglianze più estreme si registrano proprio nella Silicon Valley). Ci sono gli ingredienti di una stagnazione secolare perché si sono guastati i motori storici dello sviluppo capitalistico. Demografia, diffusione di potere d’acquisto, progresso della produttività, decollo di paesi emergenti. E ora che i repubblicani al potere a Washington lanciano ai banchieri il segnale del “liberi tutti” con la deregulation finanziaria, un nuovo incidente non è davvero da escludere”.

Potere che, se oggi si spinge in modo decisivo ed egemone sulle economie del mondo, domani chissà…

Il business di successo : il cloud computing.

Senza dubbio fra le pioneristiche realtà della net economy degli anni 90. Ha saputo restare a galla anche dopo lo scoppio della bolla, a cavallo dei primissimi anni 2000. Molti crollarono, e anche Amazon in quel momento.

Con un unico distinguo : il fondatore Bezos aveva messo da parte capitali per superare agevolmente il periodo buio.  Permettendogli di focalizzarsi sugli investimenti a lungo termine.

Questi ultimi oggi sono davanti a tutti : il business di Amazon Web Services, che gestisce e affitta server di grandi portate. Un altro tassello fondamentale dell’architettura, e nel tempo è servito anche a convincere molti investitori della strategia del fondatore.

Amazon non si ferma : al via la concorrenza ai corrieri.

In molti diranno : prevedibile e ineluttabile.  Vista la complessità e l’incidenza della logistica in tutto il business di Amazon, lanciarsi nel mercato delle spedizioni è quasi uno sbocco naturale.

E tutto inizia sul mercato USA con “Shipping with Amazon” (Swa). Altri non è che il nuovo servizio di consegne.

La diversificazione del business di Bezos fa un altro passo avanti. E soffia come un vento di guerra (commerciale, sia chiaro!) alle potenti Ups e FedEx.

Inizialmente dedicato alle aziende di Los Angeles che usano il portale per gli acquisti, le consegne si allargheranno poi al resto degli USA e avverranno tramite furgoni, droni e aerei di Amazon.

Conoscendo l’ormai consueta strategia sarebbe ingenuo pensare che Amazon si fermi qui. Facile immaginare come poi il business possa allargarsi (in caso di successo) anche ai privati.  E’ per questo che si prevede uno sviluppo veloce e imponente, forte della solidità finanziaria e dell’opportunità economica.

Solo negli Usa le spedizioni costano ogni anno ad Amazon oltre 1,5 miliardi di dollari.

C’è già chi calcola quanto, la gestione in proprio delle consegne, possa portare ad un taglio dei costi di consegne di oltre il 30%.

Anche in Italia questa strategia fomenta timori per Poste Italiane, che a dicembre 2017  ha triplicato le consegne dei pacchi grazie ad un accordo con Amazon.  Il vincolo è limitato ad un rinnovo annuale, e questo elemento pone l’accento sul pericolo.

Investimenti che potrebbero esser messi a soqquadro da uno sgambetto.

Il capitolo dei supermercati.

Il nome che porta, Amazon Go, ne faceva già fin dalle intenzioni un altro capitolo innovativo della storia di Amazon. Inaugurata la sperimentazione proprio nella città di Seattle a inizio 2018, i numeri sembrerebbero darle ancora ragione.

Il profilo doveva essere quello del primo supermercato avveneristico, senza casse, senza file, senza contanti.

Gli acquisto vengono conteggiati da sensori che rilevano i prodotti prelevati dagli scaffali, attribuendoli sul personale carrello di Amazon. Tutto tramite app e smartphone “registrato” all’ingresso.

Eppure anche qui il gigante rischia di portare fermento e accese preoccupazioni.

Infatti non vengono accettati i buoni pasto da sussidi alimentari del governo federale, di cui beneficiano oltre 40 milioni di americani.

Il rischio è che. aldilà dell’eventuale espansione di Amazon Go,  altre catene possano seguirne l’esempio, e questo creerebbe un problema non indifferente per gli indigenti che grazie a questi buoni pasto sopravvivono.

E il futuro? Ogni rosa ha le proprie spine.

Oltre a quanto già citato anche produzioni televisive e cinematografiche, servizi sanitari, supermercati bio (acquisizione da 13.5 miliardi di dollari della catena di prodotti bio Whole Foods).

Realtà fatta di investimenti a lungo termine che hanno convinto Wall Street. Proprio in America Amazon risulta fra le società con maggior capitalizzazione al mondo.  Nonostante Bezos insista a tenere le distanze con il mercato finanziario, prestando maggiori riguardi agli investitori a lungo termine. E questa filosofia ha contraddistinto l’azienda fin dagli albori.

Una crescita impetuosa che non è certo frenata da recenti analisi : 5 mila miliardi di dollari, solo negli USA, sono i valori (complessivi) delle vendite on line future di Amazon potranno aspirare a “mangiare” una fetta consistente.

Eppure critiche e diffidenze non mancano : c’è chi mette in guardia da una potenziale “bolla” dietro l’angolo. Non che si sottovaluti l’abilità di Bezos, ma si è guardinghi di fronte alle spaventose valutazioni di borsa.

Inoltre non è da escludersi che nel prossimo futuro la società di Seattle possa esser messa all’attenzione della autorità, americane ed europee. Se il business dovesse diventare un monopolio, o generare risibili incassi per gli erari pubblici,  potrebbe nascere un serio problema di “gigantismo”.

Ed è di queste ore un’altra tegola : dopo anni di assunzioni ora Amazon considera centinaia di dipendenti in esubero negli USA. Seppure la società considera il riposizionamento in altre aree di espansione.

130mila posti di lavoro creati solo nel 2017, su un totale di 566mila , e senza ancora considerare i dipendenti dell’acquisita “Whole Foods”. La riorganizzazione dei costi delle risorse umane si rende necessaria per convogliare queste ultime sulle divisioni che generano maggiori soddisfazioni.

Non si può certo affermare che sia l’inizio di una crepa destinata ad allagarsi. Al momento si parla di un’azienda talmente florida da far impallidire chiunque.