ReporTecno : I giganti cinesi del web

La Cina è una delle maggiori potenze produttive al mondo, basti pensare quanto sia facile  leggere la scritta “made in China” su oggetti di uso quotidiano.

La fabbricazione di componenti per molti tipi di oggetti non è però l’unico campo di cui questo Paese può vantare competenze e leadership.

Anche sul web l’influenza della Cina è più forte di quanto si pensi.

In fin dei conti i numeri parlano chiaro. L’America per adesso non si batte, ma il 14% del fatturato delle multinazionali più grandi del web è merito dei cinesi.

Certamente colpisce la realtà nazionale cinese. A metà strada fra gli abitanti delle campagne nei vasti territori delle diverse province, e le metropoli frenetiche e impazienti di agguantare la modernità.

In un gioco di rincorsa che finisce con l’emulare i migliori esempi del web nel mondo, scavalcandoli poi grazie alla potenzialità del miliardo di consumatori interni.

Per ogni grande potenza del web occidentale, la Cina risponde con società equivalenti di grande successo. Ecco qualche esempio per dare un’idea più chiara.

La controparte cinese di Amazon e Ebay è senza dubbio Alibaba.com.

Questo sito di e-commerce è disponibile anche in lingua italiana, e mette a disposizione dell’acquirente una scelta di merci molto varie. A differenza dei siti più conosciuti Alibaba consente di mettersi in contatto con molti produttori che vendono all’ingrosso. Quindi partner che consegnano merce soltanto per ordini superiori ad una quantità minima del prodotto indicata nell’annuncio, con prezzi più economici rispetto alla vendita al dettaglio.

Gli ultimi dati fotografano un utile netto in crescita del 36% a 17,15 miliardi di yuan, ovvero all’incirca 3,58 miliardi di dollari.

E questo strabiliante risultato è stato ottenuto soltanto nel trimestre concluso il 31 dicembre 2017.

Il gruppo è cresciuto a tassi impressionanti, anno dopo anno, fino a toccare, negli ultimi nove mesi del 2017, un utile netto di 54,7 miliardi di yuan e ricavi di 188,3 miliardi di yuan.

E le stime di crescita per i ricavi nel 2018 , portano la previsione ad un incremento del 55-56%”.

Tutto iniziò nel “lontano” 1998, quando Jack Ma insieme ad altri 18 fondatori,  pubblicarono la loro prima piattaforma “Alibaba Online”. Nei 2 anni successivi Alibaba Group raccolse 25 milioni di dollari da investitori del calbro di Goldman Sachs e Fidelity Investments. Investimenti ripagati da redditività che l’azienda raggiunse già a dicembre del 2001.

Successivamente lo sviluppo vide nascere piattaforme di vendita come Taobao, e piattaforme di pagamento come Alipay, nel 2004. Quest’ultimo è un servizio di pagamento online , al pari di Paypal.

E sono solo due eclatanti esempi nella miriade di satelliti di Alibaba Group che, fra l’altro, nel 2005 prese il controllo di Yahoo! China. Per poi lanciarsi alla Borsa di Honk Kong nel 2007.

Non solo business : è infatti il 2010 l’anno che ha visto la partenza di un piano per destinare lo 0,3% del fatturato alla cura dell’ambiente : ben 12,3 milioni di dollari di filantropia (in base al fatturato del 2012).

La controparte orientale di Google invece è Baidu.com.

Il motore di ricerca in lingua cinese più diffuso e consultato in patria, ha guadagnato il 3° posto nel 2016 tra i motori di ricerca più utilizzati al mondo. Con una percentuale del 7,54% di share, subito dopo Bing di Microsoft che vantava l’8,28%.

Baidu contiene un’enciclopedia in stile Wikipedia, il che può solo aumentarne l’apprezzamento da parte del pubblico.

Con Baidu si possono cercare anche file audio e immagini, oltre 740 milioni di pagine web, circa 80 milioni di immagini e 10 milioni di file multimediali.

A dicembre 2007 Baidu è stata la prima compagnia cinese ad essere inclusa nell’indice NASDAQ-100.

Fondato da Robin Li ed Erix Xu  ha mosso i primi passi come motore di ricerca di musica, gli “MP3 Search” e una classifica basata sul numero di download.

I punti “contro” sono da assegnare ai rapporti con il governo : la versione in lingua cinese infatti filtra risultati  controversi. Questa pacifica convivenza, priva di piena libertà, porta però il beneficio di una licenza che assegna a Baidu la facoltà di essere un vero e proprio sito completo di notizie.

“Licenza”  concessa da governo cinese e sorgenti industriali.

Al pari di Google Baidu utilizza un identico modello per i ricavi pubblicitari, con la formula PPC (“Pay per Click”).

Ma le similitudini (o se preferite la rincorsa ai modelli originali) non si fermano qui : dal 2011 è partita la distribuzione di un sistema operativo per mobile devices, basato su Android.

Continueremo ad aggiornare questa “esplorazione” nel web cinese.

Ad oggi infatti i giganti di Pechino non saranno ancora al livello dei big americani ma l’aumento dei fatturati, rapido e tumultuoso, darà probabilmente filo da torcere ai giganti del web occidentale tra una manciata di anni.

O forse prima.

 

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