L’anacronistica verità sulla libertà del web

E’ di fine gennaio 2018 l’intervento del famoso magnate ungherese George Soros, che al World Economic Forum in svolgimento a Davos (Svizzera) ha detto la sua sui colossi del Web.

I social Media vengono accusati di monopolio e manipolazione dei cittadini.

Non solo da Soros in verità : è da tempo ormai che circola il pensiero comune che queste due società, affermatesi come simboli per la nuova era digitale, “manipolerebbero la mente di milioni di utenti nel mondo per perseguire i propri scopi.

“Le social media company stanno inducendo le persone ad abbandonare la loro autonomia”.

“Un straordinaria redditività in gran parte funzione del fatto che evitano responsabilità per i contenuti – che non pagano – delle loro piattaforme. I social media ingannano i loro utenti manipolando la loro attenzione e dirigendola verso i propri obiettivi commerciali, provocando deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono, il che è molto pericoloso soprattutto per gli adolescenti”.

“Nella nostra era digitale le social media company stanno inducendo le persone ad abbandonare la loro autonomia. E le persone senza libertà di pensiono possono essere manipolate con facilità. È un pericolo attuale e ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane”.

Le frasi a tinte forti, pronunciate proprio da Soros, sono una novità se pronunciate da una personalità finanziaria di primo piano.

Stiamo comunque parlando di un investitore che (secondo Forbes) avrebbe un patrimonio di 8 miliardi di dollari. Legittimo quindi domandarsi il perchè di questo attacco.

Forse più credibile e/o attendibile è la posizione di del commissario europeo alla concorrenza, Margrethe Vestager.

Posizioni che tutto sommato collimano con quelle di Soros.

Al Web Summit di Lisbona di novembre 2017  il commissario ha posto l’accento sulla questione.

Pochi , potenti e famelici attori di mercato : pur volendo arrivare a credere che abbiano le buone intenzioni degli inizi da start up, qualche riflessione debbono necessariamente indurla.

Libertà del web : riflettori sui 3 maggiori attori, Google, Facebook, Amazon.

Amazon ha oggi un potere di influenza sugli acquisti in gran parte del mondo occidentale.  E’ notizia fresca il sorpasso record di Jeff Bezos su Bill Gates, in qualità di uomo più ricco del mondo.

Lo strapotere di Amazon ormai sta per spaziare anche nel mondo bancario attraverso (ad esempio) accordi per l’erogazione di prestiti

Mentre Google e Facebook sono i maggiori veicoli delle discussioni (e quindi del libero pensiero) nel mondo.

Dare risalto a determinate opinioni, è innegabile, può influenzare le masse.

Lo si è visto con l’intrigo delle fake news. Possiamo definirlo così dal momento che sulla faccenda, relativamente alle implicazioni nelle elezioni che secondo molti avrebbero portato Donald Trump alla Casa Bianca, sta indagando l’FBI.

Un eclatante caso, ma non l’unico, che dimostra il potere di influenza dei media on line.

L’anno 2018 sarà cruciale : aldilà degli esiti dell’inchiesta americana, tutto fa presagire, anche in Europa, ad esempio con le elezioni italiane, che il problema si ripresenti puntuale.

La questione delle notizie false, dunque, fatte circolare ad arte per influenzare la pubblica opinione. Oppure semplicemente per apparire nelle prime posizioni dei motori di ricerca e guadagnare in pubblicità.

Già : non dobbiamo necessariamente pensare a chi c’è dietro.

Per capire il fenomeno dovremmo riflettere sul perchè esiste.

E ragionandoci, esplorando e approfondendo, la ragione primaria è sempre la stessa : il denaro.

Infatti con notizie inventate ad arte si riesce ad ottenere visibilità per il sito che le pubblica, e questo porta lettori/utenti supportando così gli introiti pubblicitari.

Una volta scoperto il trucco il gioco è fatto.

Recentemente i “fakers” si sono fatti anche più furbi : la notizia non esiste. Basta un titolo equivoco che faccia pensare a tuttaltro rispetto al contenuto dell’articolo stesso, e i pesci abboccano.

Non sono ancora così frequenti, in Europa, i casi in cui lo scopo sta nell’influenzare politicamente i lettori. E in questo caso la spiegazione, più che nel denaro, starebbe nel potere.

Negli Stati Uniti, come è noto e come dicevamo poco fa, sembra invece essere una realtà drammaticamente esplosa sui maggiori social.

Insomma : uno strapotere che, presto o tardi, sarà (ahimè) necessario imbrigliare in regole chiare e trasparenti, pur a costo di “minare democrazia e libertà” agli occhi dei benpensanti.

La libertà di parola e di pensiero sono elementi fondamentali delle nostre democrazie, questo non è in discussione.

Però se la troppa libertà significa che questa ci si ritorca contro, beh.. forse sarà il caso che le istituzioni preposte ci ragionino (e agiscano) per tempo.