Le imprese italiane ancora poco presenti su Internet

Lo shopping online in Italia continua a far registrare performance di crescita. Le imprese dello Stivale però non sembrano ancora saper cogliere a pieno le potenzialità di questo strumento.

L’ultimo studio di BEM Research mette in risalto alcuni dei punti più critici di questa situazione, che tiene il Paese ancora a distanza dalle prestazioni registrate nel resto d’Europa. 

Mercato a due facce.

I numeri italiani sono in realtà positivi e denotano un trend di crescita. Il citato report sottolinea come il giro di affari del mercato italiano sia per l’appunto aumentato nel corso dell’anno preso in esame.

Mercato passato dai 21 miliardi di euro con cui aveva archiviato il 2015 ai 26 miliardi del 2016, vale a dire il 23,4 per cento in più. A livello assoluto, però, il valore del mercato europeo a 28 Paesi è di 625 miliardi di euro, e quindi l’incidenza italiana arriva “appena” al 4,2 per cento.

Germania, Francia e Spagna detengono quote di mercato ben più ampie di quella tricolore (pari rispettivamente a 16,4 per cento, 10,1 per cento e 6,4 per cento).

Poca presenza sul Web.

Secondo l’analisi degli esperti, siamo di fronte a un paradosso. Tutti sono ormai consapevoli che essere presenti in modo efficace sul Web è un elemento fondamentale per le imprese.

Il Web riesce a offrire opportunità fino a pochi anni fa impensabili per vendere online e ampliare il mercato di riferimento.

Eppure, nonostante questi concetti siano pressoché universalmente assodati, Le imprese italiane stentano ancora a compiere un passo decisivo per rendere davvero strategico e competitivo il mercato dell’eCommerce.

Imprese poco attive.

Andando più a fondo nello studio di questa situazione, sembra che uno degli anelli più deboli della catena sia proprio l’offerta.

La Bem Research sulle “Luci e ombre del commercio online in Italia” rivela infatti dati lampanti.

In tutto l’anno 2016 appena otto aziende italiane su 100 con almeno 10 dipendenti hanno ricevuto un ordine attraverso una piattaforma Web.

Un incremento di un solo punto percentuale rispetto al 2015. A livello europeo, la media raggiunge il 18 per cento.

Alcuni Paesi sono particolarmente virtuosi.

Danimarca, Svezia e Repubblica Ceca sfiorano quasi il 30 per cento. 

Diminuisce il fatturato online.

Sempre guardando alle piccole e medie imprese, poi, c’è un altro elemento da citare.

Il fatturato prodotto attraverso Internet dalle pmi italiane si è addirittura ridotto nel corso del 2016, passando dall’8 per cento del totale registrato nel 2015 al 6 per cento.

Un aspetto piuttosto significativo, se pensiamo che le piccole e medie imprese rappresentano il tessuto economico italiano, con un’incidenza sul numero totale di aziende che supera il 90 per cento.

Piccoli errori.

Oltre ai fattori macro-economici e di sistema – come l’assenza di strategie anche da parte nazionale, che lascia che queste imprese siano “fagocitate” dai colossi del Web – ci sono anche tante responsabilità dei singoli.

Gli imprenditori , senza distinzione di dimensioni aziendali, difficilmente approcciano all’eCommerce in maniera convinta e matura.

Ad esempio, in questo 2017 esiste ancora un terzo di aziende italiane che non possiede un sito Web, mentre la media europea è vicina al 20 per cento, e ancora di più sono quelle non si affidano ai servizi di personale specializzato.

Da dove ripartire.

Questo significa che molti imprenditori ragionano ancora in termini “offline”, convinti di poter fare business sfruttando solo i canali tradizionali del commercio e limitandosi a improvvisare quando sbarcano in Rete.

Le opportunità per intervenire ci sono, e anche gli strumenti per ottimizzare la propria attività in vista dello “sbarco” online e non solo sono in continua evoluzione.

Nel panorama italiano, ad esempio, spicca il software per gestione del magazzino Easyfatt di Danea Soft, che supporta varie tipologie di business. Rende i processi più efficienti e più efficaci, rivelandosi ideale per aziende, artigiani e negozianti.

 

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