Netflix cresce a dismisura con le serie tv

Chi sta scrivendo ammette una passione : l’introspezione di un seriale come “13”, la follia visionaria di “Sense8” (che altro aspettarsi dai mitici Watchowsky) il dark thriller “Ozark” (con la memorabile presenza di Laura Linney) e l’horror di qualità con “Hill House”…

E lo ammetto : un po’ meno di tanti altri (vado controtendenza) ho apprezzato la serie spagnola “La Casa di carta” e l’inglese “The Crown”.

Per chi ama il cinema, per chi ama le serie, Netflix è davvero una manna ormai.  Ed è su questa leva, i serial, che il network di streming n°1 al mondo punta forte per i prossimi anni.

Netflix si muove su due fronti di successo : incassi e premi.

I risultati economici sono sotto gli occhi di tutti e davvero (positivamente) impietosi :

  • 11,69 miliardi di dollari nel 2107
  • 7 milioni di nuovi sottoscrittori fra giugno e settembre 2018
  • Un totale arrivato a 137 milioni di utenti medi al mese.

Tutto ciò mentre l’ultima rilevazione di abbonati in Italia riporta a 800mila il numero di utenti attivi. Però  tenendo presente che tale dato potrebbe essere distorto dalle promozioni del primo mese gratuito per i nuovi utenti. Il 14% dei clienti di Streaming tv infatti, ha sospeso e poi riattivato l’abbonamento.

Insomma : non necessariamente numeri stabili. Eppure la crescita a livello globale appare davvero inarrestabile.

Ma va riconosciuto che la qualità delle produzioni originali, che sono determinanti per distinguere i contenuti dal panorama della concorrenza, fa il suo ingresso anche nel gotha dell’entertainment.

All’ultima edizione degli Emmy awards, ad esempio, Netflix ha sorpassato in nomination la società da anni capifila dei produttori. Negli ultimi 17 anni l’americana HBO era il più apprezzato e prolifico produttore di film e serial di qualità.

Netflix ha invece messo a segno 112 nomination (90 solo l’anno precedente).

Sono passati 5 anni dalla prima serie auto-prodotta e trasmesse in esclusiva sulla propria piattaforma. a distanza di pochi anni il management per primo ha capito che è questo uno dei fronti su cui puntare per le produzioni future.

Le serie creano fidelizzazione e interesse.

Ce ne sono per tutti i gusti, ma il più delle volte sono colme di uno spessore narrativo che non è poi cosi’ comune ad ogni produzione. Per alimentare il business, pertanto, Netflix ha scelto di ricorrere al mercato dei cosiddetti “junk-bond” , ovvero obbligazioni dal rating “spazzatura”, che promettono interessi più alti per chi li acquista.

Ben 2 miliardi di dollari in emissione, destinati all’acquisto di produzioni e, in particolare, alla produzione di contenuti originali.

Non solo numeri quindi : gli abbonati di Netflix amano il network di streaming per varie ragioni, diverse delle quali sono illustrate in questo interessante articolo del Fatto quotidiano.

Una fra queste certamente è rappresentato dal “recommender system”, il sistema di “consigli” rispetto a quanto il cliente può guardare. Consigli che agiscono in base al gusto dell’utente (rispetto a quanto già visto fra i vari contenuti, segnalando così i contenuti affini.

E’ il momento importante: quello dell’accesso dell’utente, quello in cui (secondo l’esperienza del network) l’utente fa una scelta consapevolmente irrequieta. Il momento in cui trova qualcosa di interessante o, a tendere, non rinnova l’abbonamento.

Netflix cresce : le azioni anche, da 50 dollari a 300 dollari in 5 anni.

Sono passati pochi giorni da quando Netflix stessa ha fornito i risultati del terzo trimestre 2018, che in quanto ad abbonamenti hanno più che battuto le stime degli analisti. 2 milioni in più (rispetto a quanto atteso dal mercato) di utenti registrati.

Ora le scelte espansionistiche puntano ad un pricing più basso per catturare il mercato indiano, in cui Netflix è recentemente sbarcato. Mercato che, per inciso, cresce di oltre il 20% all’anno, su una popolazione di 1miliardo di persone.

Ecco il perchè di una strategia di investimenti che potrebbe prevedere, secondo diverse fonti, circa 8 miliardi di dollari per produrre contenuti direttamente in terra indiana.

E lo stato debitorio di Netflix segue gli investimenti, con dei distinguo sui competitor.

Un rapporto capitalizzazione di borsa (140 miliardi di dollari) rispetto ai debiti, che al momento è stimato al 5%. Netflix mostra un brillante stato finanziario da far brillare gli occhi agli investitori.

Ancor più se si pensa che la crescita rimarrà sostenuta e gli altri competitor hanno un rapporto ben più pesante. Prendiamo anche solo l’esempio di Viacom (blasonata Paramount con tutte le attività satellite) che raggiunge il 74% di rapporto debitorio.

Questo più di altri dati dà l’idea di, come scrivevamo all’inizio, Netflix potrà senza difficoltà piazzare le proprie obbligazioni.  E queste non saranno nemmeno le ultime.