Come la politica sfrutta il web

In un’era in cui la tecnologia è onnipresente nella vita quotidiana, anche le formule più tradizionali di società e comunicazione si sono adattate al progresso e all’innovazione.

Tra queste c’è senza dubbio la politica, in particolare la promozione e la propaganda di messaggi, tematiche, linee, liste e candidati.

Come sottolinea ogni recente indagine, in politica la diffusione on-line supera ormai quella cartacea, che pur primeggia ancora nel diffondere e commentare idee, “facendo opinione”.

Basti pensare al grande exploit del “Movimento 5 Stelle”.

@parlamentoUn movimento nato dal basso, sponsorizzato da Beppe Grillo e sostenuto dall’agenzia di comunicazione di GianRoberto Casaleggio, che ha fatto della comunicazione via web la sua indubbia leva principale.

E ha rappresentato un elemento di distinguo rispetto ai partiti avversari.  Un’esperienza che insegna come  attraverso internet ognuno di noi può ‘fare politica’ senza appartenere necessariamente ad uno schieramento o ad un partito.

E’ sufficiente partire con la creazione di un blog, pubblicare idee, un programma elettorale, ed il gioco è fatto. Almeno così pare, salvo poi praticare nella realtà di governo le idee che all’opposizione funzionano molto bene…

Un motore di diffusione per la politica del Paese.

Ecco perchè le organizzazioni politiche, con il passare del tempo e il mutamento delle abitudini, per non soccombere nell’agone della comunicazione mediatica stanno sfruttando il web con maggiore intensità.

A partire Matteo Salvini che dall’onnipresenza su Media e Social ha ottenuto una cassa di risonanza tale da imporsi come prima forza politica per numero di voti (almeno nei sondaggi, poi si vedrà).

Sicuramente i nuovi e più giovani dirigenti del Partito Democtratico, generazionalmente più abituati all’uso della Rete, che a partire da Matteo Renzi hanno avuto una stagione fortunata fatta di e-news, qualche diretta da Facebook e una comunicazione semplice e immediata da un Tweet.

Lo stesso Silvio Berlusconi, storicamente più vicino ai media tradizionali come la televisione, ha fatto passi importanti nello sfruttare la vicinanza con l’elettorato attraverso i social network.

La politica on-line gira veloce, ha grande impatto. Ed è particolarmente economica : i costi sono irrisori rispetto al cartaceo o al mezzo televisivo, permettono un contatto diretto e interattivo con l’elettorato.

Per vincere una tornata elettorale può risultare decisiva una buona strategia di marketing politico sul web, individuando tematiche che vanno dritte al segno. Ed è attraverso il web che partiti e leader politici possono anche “aggiustare il tiro” a campagna elettorale in corso, a seconda degli avvenimenti che si verificano in tempo reale.

Esponenti politici diventano “big” del web.

Si fanno fotografare o riprendere in determinate situazioni (la moda del selfie non risparmiato nemmeno loro) mentre discutono con i cittadini, o inaugurano un nuovo edificio o una nuova strada.

La ricerca del coinvolgimento del cittadino nell’azione politica e la continua rincorso a proporre una novità o nutrire un attacco all’avversario, per rimanere sulla cresta dell’onda e dare l’idea di lavorare alacremente per il bene comune.

Occhio all’abuso, però: se la politica sfrutta in modo intensivo social network come Facebook e Twitter , alla lunga questa pratica “social” potrebbe risultare stucchevole.
Anche qui ci vuole il giusto equilibrio, per una resa comunicativa che sia costante ma non stancante, per far lievitare le probabilità di vittoria.

Informazione e opinioni libere.

E’ noto : fin dal nascere della cosidetta “seconda repubblica” avviata dall’avvento del berlusconismo in politica, i sondaggi giocano un ruolo cruciale per misurare pareri e stati d’animo dei cittadini.

Il “sentiment” è l’elemento al quale i “king maker” della politica sono molto attenti per comprendere quale strada stiano prendendo le tendenze politico-sociali degli Italiani.

La libertà di comunicazione sposa la necessità di sondare l’opinione che questa crea.

Ecco che quindi sono fioccati negli ultimi anni i siti web che pubblicano i risultati delle rilevazioni di opinione; noi ne citiamo solo 2 :

  • http://www.sondaggipoliticoelettorali.it   : si parte con il più noto, il sito ufficiale curato dal dipertimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio, sul quale per legge vengono pubblicati tutti i sondaggi riguardanti la scena politica in particolare.  Per regolamento dettato dalla legge elettorale (http://www.agcom.it/diffusione-dei-sondaggi)  questo sito rimane in stand by durante il momento cruciale e conclusivo delle elezioni.

 

  • http://www.termometropolitico.it  : interessantissimo blog che aiuta a comprendere meglio il citato “sentiment” e analizza la direzione che prendono opinioni e intenzioni di voto.

 

Insomma : la politica sul web non è solo semplice diffusione di opinioni o pubblicazioni di promesse elettorali ma, come spiegato, passa dallo sviluppo di discussioni, opinioni e giudizi, sentimenti e favoritismi, talvolta facili populismi (e banalità da cui tenersi alla larga).

Altre volte invece è rappresentata da interessanti spinte sociali al cambiamento, per le quali, si spera, il web sia l’arma finale nell’indurre alla partecipazione del maggior numero di persone, nell’interesse di tutti.

Ma quanto influisce il web nelle competizioni elettorali?

E’ certamente uno dei quesiti principali per la propaganda e la promozione politica di questi anni.

Una politica che si fa sempre meno nelle piazze e nei circoli di partito e molto di più on-line, vuoi per la crescente disaffezione verso i partiti, vuoi perchè la propaganda via web è anche più impattante e immediata.

Ma è davvero così fruttuosa?

Negli ultimi tempi la politica scende sempre di meno nel dettaglio, preferendo non analizzare troppo i contenuti, dedicandosi principalmente agli ‘slogan ad effetto’.

uindi l’aspetto privilegiato del web è proprio la promozione e la diffusione virale di manifesti politici.

Comunicare direttamente con l’elettorato da convincere, le persone meno coinvolte dall’attualità dell’azione politica : questo è lo scoglio.

La televisione rimane il primo metodo di propaganda elettorale e seppure il web vive una crescita inarrestabile, non ha ancora sostituito alcuni consueti canali, seppure si accinga ad ergersi quale veicolo primario di consenso.

 

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