E ora Amazon si fa banca

E’ passato poco da quanto abbiamo analizzato nel post “a chi fa paura Amazon” tutta la potenza di fuoco del suo arsenale finanziario, con tali riserve da permettersi di acquisire supermercati, realizzare nuovi business.

E il titolo in borsa vola, portando il fondatore Jeff Bezos ad essere uno degli uomini più ricchi del pianeta, fino a contendere a tratti il primo posto del podio all’irremobile Bill Gates.

Poco tempo dicevamo , ma ci tocca già tornare sull’argomento e dare notizia di un nuovo business che sta per intraprendere il gigante americano dell’e-commerce.

E pensare che partì con il primato di vendite nell’editoria, commerciando libri a prezzi imbattibili con la comodità della consegna rapida, per finire con l’assestarle una ferita grave con l’avvento del Kindle.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, ed oggi Amazon si prepara ad un nuovo exploit.

La banca cambia, Amazon si fa banca e pensa ad una rivoluzione.

Esattamente come avvenne con i libri ora Amazon pensa di entrare nel business del prodotti finanziari : “Amazon lending” era 6 anni fa.

E si rivolgeva ad una serie di Pmi selezionate fra coloro che vendono su Amazon.

Consentiva di ottenere prestiti , rimborsabili in dodici mesi e a buoni tassi, compresi fra il 6 e il 17 %.

I prestiti venivano concessi “a inviti” e di solito in base ad algoritmi che analizzano popolarità del venditore e dei suoi prodotti, tenendo presente anche elementi come la frequenza di esaurimento scorte e cicli d’inventario.

Numeri piccoli per questo nuovo, sperimentale, business di Amazon.

Sono stati rilasciati prestiti pari a circa 3 miliardi di dollari.

Ora è venuto il momento di esplodere anche questa nuova branchia che uscirà dalla fare sperimentale e che (fonte Financial Times)  prevede di ampliare l’offerta.

Chi sarebbero i destinatari ? Questa volta si pensa ad oltre 2 milioni di aziende che già usano l’e-commerce di Amazon.

Quindi aziende che pagano Amazon già oggi per immagazzinare, imballare e consegnare.

Fino ad ora sarebbero stati individuati Stati Uniti, Inghilterra e Giappone quali prime 3 nazioni in cui il nuovo servizio sarà lanciato (nella precedente fase sperimentale invece, non vi fu alcun lancio pubblicitario).

E le banche? Come reagiranno?

Si perchè negli ultimi 10 ani gli istituti bancari non sono rimasti immuni al cambiamento impostato alla maggior cautela, con la crisi partita dai mutui subprime americani.

E nei prossimi anni? Il business delle banche cambierà ancora così tanto?

Ammettiamolo : siamo ormai in pochi coloro che si rivolgono allo sportello della nostra banca; si tende a fare tutto tramite home banking, sportello bancomat, pagare con carta o bancomat.

In questo l’Italia ha una mentalità ancora troppo da cash in portafoglio.

Quasi che il contante sia ancora strumento indispensabile e considerato più sicuro delle varie carte di pagamento.

Pur se questo stato di cose muta rapidamente e sono sempre di più i connazionali che si abituano alla comodità del pagamento con carta e la maggior sicurezza nel girare senza contanti.

Detto questo le banche sono abbastanza allacciate (sempre meno nell’ultimo anno) e attente a rilasciare finanziamenti a chiunque.

Insieme alla burocrazia spesso necessaria per ottenere un prestito, ecco che potrebbe nascere uno spazio interessante da esplorare per business quali quello che si annuncia per Amazon.

Al momento solo all’estero, al momento solo per aziende.

Ma abbiamo imparato dal passato la tecnica di business di Jeff Bezos : si parte da un esperimento, si amplia in alcuni Paesi apripista, poi, normative nazionali permettendo, si rilascia il servizio per tutti.

E come è accaduto per gli editori, ora il prossimo obiettivo che potrebbe colpire sono le banche.

Staremo a vedere.