Perché Apple continua a rifiutare software per Bitcoin nell’AppStore
Apple rifiuta le applicazioni per Bitcoin per iPhone cancellando tutte quelle presenti dal proprio Store: una analisi delle motivazioni del rifiuto software per Bitcoin.
Apple rifiuta le app per Bitcoin per iOS
In un momento in cui la popolare crittovaluta tocca i picchi massimi di diffusione, Apple sorprende i propri utenti con una vera e propria regressione nel campo delle valute digitali di tipo non proprietario, quali appunto Bitcoin.
Recentemente, infatti, essa ha del tutto epurato il proprio AppStore da un certo numero di applicazioni wallet dedicati alla conservazione della valuta digitale personale, chiudendo così un circolo di upload da parte di developer indipendenti, il cui obiettivo era semplicemente rendere fruibile da chiunque la nuova valuta virtuale.
La scelta Apple ha scatenato, oltreoceano, un turbinio di proteste; tuttavia non mancano utenti europei ed orientali che si dimostrano, al pari, sconcertati da tale decisione.
Blockchain, sviluppatrice dell’app per iOS e Android, ha confermato suo malgrado la decisione, a cui sono seguite lettere online con le quali si tratta della diffusa delusione e la richiesta di immettere nuovamente applicazioni analoghe nello Store.
Tuttavia, Blockchain rassicura gli utenti affermando che i device iOS potranno attingere nuove app tramite l’accesso da browser Safari, e continuare comunque a gestire Bitcoin in maniera portatile.
Blockchain ha inoltre suggerito che i possibili retroscena di un radicale taglio nei confronti delle app in supporto dei wallet nasconda in realtà, da parte di Apple, la decisione di intraprendere la creazione di un proprio formato di supporto della valuta elettronica.
Al contrario, su Google Play le app scaricabili a tema Bitcoin raggiungono l’ordine delle centinaia, e nessuna di esse ha subito particolari “defenestrazioni” dall’ambiente dello store.
Il malcontento generalizzato sta a tutt’oggi provocando un massiccio spostamento dell’utenza Bitcoin verso le periferiche Android, notoriamente più elastiche nella gestione di valute non proprietarie; per cui si potrebbe affermare che ancora una volta il futuro è in mano a Google.








