YouTube e i discografici : versati un miliardo di dollari

Robert Kyncl è il Chief Business Officer di YouTube, ed è lui stesso a spiegare e confermare la rivoluzione che dovrebbe finalmente tornare a far sorridere produttori musicali e artisti.

E lo spiega platealmente dal blog dell’azienda : gli spot che fanno capolino, che anticipano e talvolta interrompono, i prodotti video e audio presenti sulla piattaforma di streaming di proprietà di Google,  sono ormai divenuti una fonte di ricavi imprescindibile per tutta la musica, in tutto il mondo.

Un miliardo di dollari : questa è la cifra che “il Tubo” ha girato all’industria musicale nel corso del 2016.

Per altro una cifra piuttosto simile al miliardo e 830 milioni che “Spotify” ha girato all’industria musicale nel 2015.

Youtube ospita i canali degli artisti più noti ma non possiamo dimenticare che il suo vasto ecosistema di condivisione file finisce col far conoscere chiunque, anche artisti emergenti che non possono ancora contare su potenti case discografiche per promuoversi.

E’ proprio grazie alla realtà del Tubo, cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni e divenuta oggi leader assoluto fra le piattaforme di streaming mondiali, che singoli cantanti, autorizzando l’inclusione di spot pubblicitari prima o durante i filmati musicali, ne condividono la partecipazione agli utili.

Pagati con la logica del CPM, ovvero generato ogni mille clic sul video.

Sono i cosiddetti “partner individuali”, ma esistono anche realtà quali veri e propri “network”,  specializzatisi nel lancio di nuovi talenti : da Magatube o  BuzzFeedVideo (quest’ultimo è posizionato al sedicesimo posto nella classifica mondiale in quanto a filmati visti su YouTube).

Insomma : ora YouTube mantiene la promessa di partecipazione agli utili da ricavi pubblicitari, supportando un settore in crisi da anni proprio per l’avvento dell’era digitale, e questo porta ad un aumento degli utili del 3.2%

Fu così che Youtube allontanò da se l’immagine di killer per la discografia?

Nemmeno per sogno : le accuse di video non autorizzati e, a detta di molti, la concorrenza sleale ad altri attori del mercato digitale.  In prima linea Frances Moore, amministratore delegato della Federazione internazionale dell’Industria fonografica.

Moore afferma tutto lo scetticismo di fronte ricavo di condiviso da Youtube,  “poco più di un dollaro per singolo utente, per 800 milioni di utenti. Una cifra che impallidisce rispetto ai 18 dollari che genera Spotify”.

Idee appoggiate anche da Enzo Mazza, amministratore delegato della Federazione dell’Industria musicale italiana.

 

 

 

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