Nokia : che fine ha fatto il gigante dell’elettronica
Sembra ieri che Nokia rappresentava il sinonimo di “telefono cellulare” ed era impossibile incontrare qualcuno sprovvisto del mitico 3310. Si parla del decennio a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fino a quando l’avvento dell’iPhone ha stravolto l’intero mondo mobile.
A quei tempi, le qualità principali di un telefono non erano lo schermo e la connettività, bensì l’affidabilità e la durata delle batterie. Internet stava muovendo i primi passi nel mondo della telefonia ed era già un lusso avere un display sopra i 2 pollici completamente a colori.
Il passato che (NON) ritorna.
Nokia, come Motorola, fu abile a cogliere l’attimo offrendo i modelli che più erano richiesti in quel periodo e creando anche innovazione con alcune sue idee.
Ad esempio il mitico Snake, che possiamo considerare il primo vero videogioco per cellulari.
Sfruttando al massimo il sistema operativo Symbian, arrivò a tentare la via delle console portatili con il modello N-Gage, subito affossato dal ben più popolare Game Boy.
Nokia, insomma, sembrava non porsi limiti nelle sue ambizioni ma lo stesso fallimento dell’N-Gage fu un primo campanello d’allarme.
Nokia oggi: la casa dei dumb phone?
Dopo svariati problemi finanziari e collaborazioni di dubbia efficacia (vedere al capitolo Microsoft) Nokia è ancora in attività nel mondo cellulare con una strategia molto differente.
Non mira più al cuore del mercato, ma alle fasce di nicchia come i telefoni a flip o tradizionali a tastiera. E infatti i modelli 2720 e 800 si rifanno ai cellulari classici, puntando sull’affidabilità e sui prezzi contenuti.
Una strategia comprensibile in quanto meno rischiosa, visto l’affollamento (per non dire saturazione) del mercato smartphone e la costante concorrenza in arrivo dalla Cina.
Come per Motorola, oggi sottomarchio Lenovo, rimane una certa nostalgia nel vedere questo nome confinato a una nicchia di utenza (e spesso assente dalle vetrine).
Ma la tecnologia ci insegna che il tempo scorre veloce e non aspetta nessuno, men che meno chi ha perso il treno degli smartphone dieci anni fa.








