Attacchi DDoS difendersi controllando attacchi DDoS mondiali dal vivo
Come fare per monitorare in tempo reale gli attacchi DDoS: recensione di uno strumento online che permette il controllo attacchi DDoS.
Come monitorare in tempo reale gli attacchi DDoS mondiali
Malgrado la maggior parte degli attacchi DDoS non si verifichi in territorio italiano, essendo spesso legati ad operazioni di attivismo digitale o hacktivist come mezzo privilegiato del gruppo hacker Anonymous, può risultare comunque di interesse poter monitorare l’attività dei principali attacchi in corso in territorio internazionale, specialmente quando coinvolgono server e host dai quali richiediamo informazioni con una certa frequenza.
Digital Attack Map, un nuovo tool online rapido e sicuro, offre l’accesso ad una mappa mondiale dove vengono riportate locazione ed entità di tutti gli attacchi DDoS attivi al momento.
Per ogni paese, viene mostrata l’ampiezza di banda totale dell’attacco, la destinazione, l’ammontare di dati scambiati in termini volumetrici, e gli eventuali account di importanti server di videogames attaccati.
Sappiamo infatti che alcuni dei giochi più mainstream degli ultimi anni, quali Diablo, World Of Warcraft e StarCraft sono spesso vittime di attacchi indebiti, da parte di alcune delle nazioni più attive in ambito “black hat”, termine a cui facciamo riferimento alle attività di hacking esercitate a scopo di frode.
Il sito è inoltre corredato da un menu in cui vengono mostrate le tipologie dell’attacco selezionato (frammentazione multi-source, attacco interno, oppure ai name-servers), la loro durata e la viralità, che risulta essere un parametro utile nel caso in cui si debbano ottenere informazioni sull’ampiezza dei sistemi di scambio coinvolti, come ad esempio le piattaforme di mining Bitcoin.
Non manca una sezione istruttiva in cui vengono spiegate le modalità elementari di attacco DDoS; e delle sue potenzialità di rendere un servizio online irreperibile bombardandolo di continue request, con l‘effetto di rendere i server inutilizzabili fino alla decongestione dei pacchetti di informazione inviati, tattica sempre più sfruttata negli ultimi cinque anni dal terrorismo informatico.








