Dal software all’hardware: caricabatterie usati per hackerare l’iPhone
Le nuove frontiere di distribuzione del codice malevolo su smartphone ora coinvolgono anche l’hardware: caricabatterie usati per hackerare l’iPhone.
Nuove frontiere di distribuzione del codice malevolo su smartphone
Malgrado la maggior parte dei crimini cybernetici avvenga ancora per vie “classiche”, quali possono essere l’infiltrazione nel sistema oggetto dell’attacco tramite manipolazione di plugin innocui (ad esempio Adobe Flash) oppure la sottrazione di credenziali e dati sensibili, non mancano i tentativi più audaci, frutto di una conoscenza dell’hardware e dei suoi comportamenti nettamente superiore alla media.
Questo è il caso di una recente scoperta in ambito hacking che ha visto coinvolti numerosi dispositivi Apple, tra cui iPhone, in una violazione sistematica del loro sistema, semplicemente connettendosi ad una presa elettrica.
Un particolare alimentatore, apparentemente innocuo ed utilizzabile per la ricarica, sarebbe al centro di rivelazioni che vedono lo strumento alla base dell’esecuzione di codice malevolo sul device.
Un’aggressione simile presenta indubbi vantaggi per chi promuove l’attacco: l’utente, infatti, non avrebbe il minimo sospetto di quanto sta accadendo ai dati ed al sistema operativo del proprio smartphone, che continuerebbe pertanto ad essere utilizzato in maniera del tutto indisturbata.
Il codice verrebbe dunque eseguito arbitrariamente, insieme ad una procedura di offuscamento che coprirebbe le applicazioni malevole alla vista dell’utente, rendendogli impossibile la rimozione.
Il caricatore in questione sorprende ancora più, sapendo che è stato realizzato sfruttando i principi di BeagleBone, un pc Linux formato card in grado di connettersi alla Rete ed eseguire sistemi operativi quali Android 4.0 ed ovviamente Linux stesso.
Questa plug-in board è dotata di capacità elevate nell’ambito del processing degli input/output, ed è in grado di convogliare gli input di prese elettriche, sensori e luci, fatto che l’ha messa al centro della scena per la realizzazione del sorprendente caricabatterie in questione, rivelandosi così l’ultima risorsa fondamentale per l’hacking “silenzioso”.








