Sul digitale in Italia più ombre che luci

Cambiano gli indicatori e alcune delle tematiche prese in esame, ma il risultato resta lo stesso.

L’Italia continua a piazzarsi sul fondo della classifica dei 28 Paesi dell’Ue.

Quando si parla di tecnologia e di trasformazione digitale anche nel nuovo report del Politecnico di Milano, che ambisce a sostituire il Desi pensato dalla Commissione europea.

Un nuovo indice della digitalizzazione

Il riferimento del PoliMi è proprio il tradizionale Digital Economy and Society Index creato dalla Commissione Ue per analizzare gli avanzamenti dei 28 Stati comunitari nelle materie tecnologiche.

Secondo i tecnici dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Managament, infatti, il Desi utilizza dati non completamente aggiornati e non sempre attendibili.

Non offre indicazioni utili per comprendere le aree in cui investire, motivo per il quale si è reso necessario pensare uno strumento più agile, ovvero il DMI.

Italia ancora sul fondo

Sotto questo acronimo si cela il Digital Maturity Indexes appena presentato dal Politecnico milanese.

Prende in esame ben 118 indicatori a livello internazionale, con puntualizzazioni precise per capire i mutamenti sociali ed economici nell’ottica dell’innovazione e della maturità digitale.

Ebbene, il primo dato che salta agli occhi è che, pur cambiando strumento, l’Italia non compie poi grandissimi passi avanti in classifica.

Piazzandosi sempre sul fondo, appena 25esima su 28 nel complesso degli sforzi fatti nell’attuazione della propria Agenda Digitale e 24esima per risultati raggiunti.

Lo stato della Rete

Il Dmi però consente di mettere in luce quali sono i principali punti su cui concentrare l’attenzione nell’immediato futuro per cercare di far recuperare al Paese la distanza accumulata col resto d’Europa.

Tra i punti più complessi c’è senza dubbio lo stato della connettività alla Rete, perché a fronte di notizie positive restano altri aspetti su cui migliorare.

Nello specifico, il Piano Banda Ultra Larga ha consentito di portare la copertura a 30 Mbps a livelli quasi più che doppi rispetto al 2015.

Ma solo il 7 per cento di abitazioni italiane ha poi effettivamente una connessione oltre i 30 Mbps (quart’ultimo dato in Europa).

Passi in avanti

E così, se da un lato ci sono questi risultati insufficienti nelle infrastrutture per la digitalizzazione, dall’altro bisogna però guardare con ottimismo all’ingresso in scena di operatori alternativi, che hanno modificato anche le tecnologie di base per la connessione, andando oltre le classiche antenne e centraline.

Ad esempio, Eolo – principale provider concorrente a Telecom – ha puntato sul fixed wireless per le proprie offerte, così da garantire la copertura Internet Adsl anche in zone che altrimenti avrebbero sofferto di digital divide.

La situazione della Pubblica Amministrazione

Italia a doppia faccia anche sul versante dell’approccio della Pubblica Amministrazione al digitale.

Tra i punti di forza del nostro Paese, il Dmi individua i progetti di infrastrutture chiave e cita, in particolare, i risultati raggiunti con :

  • le identità SPID (arrivate a 1,7 milioni)
  • le transazioni PagoPA (4 milioni)
  • l’Anagrafe nazionale della popolazione testata in oltre 800 comuni dello Stivale.

Eppure, anche in questo caso c’è una controparte negativa, ovvero la scarsa digitalizzazione della PA, la riduzione degli utenti dei servizi eGov e le difficoltà riscontrare nel campo della sanità digitale.

 

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