Smartphone e ansia da distacco : analisi e rimedi

Sull’ ansia da distacco ecco arrivare lo studio delle Università di Hong Kong e Seul.

L’ansia di ‘distacco’ dal cellulare è da considerarsi ormai un serio problema, specie nelle giovani generazioni.

Tanto da poter essere considerata una vera e propria patologia. Con tanto di nome: la “nomofobia”, dove “nomo” è l’abbreviazione di “no mobile”.

A chiunque di noi sarà capitato di ritrovarsi con la batteria quasi scarica, sprovvisti di caricabatterie, e avvertire una sorta di “fastidio”, per non dire proprio ansia.

Essere prossimi ad una condizione di alienazione dagli amici, dalla famiglia, dalla propria o dal proprio partner.

Dal resto del mondo, insomma.

Può succedere anche di ritrovarsi in un luogo dove non c’è campo.

L’effetto è praticamente identico : guardare più volte nella propria tasca per essere certi di non aver dimenticato il telefonino a casa o peggio, controllare che il telefono non sia stato rubato.

La nomofobia, ovvero l’ansia da separazione dal cellulare, è stata oggetto di intensi studi da parte delle Università di Hong Kong e Seul, che hanno cercato di individuare i soggetti più a rischio.

Smartphone utilizzati per restare in contatto con gli altri, ricevere notizie, condividere esperienze.

Il dispositivo condiziona inevitabilmente la nostra giornata e come percepiamo (o siamo percepiti) dal mondo. Fino a divenire un’estensione della nostra persona.

 

 Ovviamente, a risultare più vulnerabili sono gli adolescenti.

Hanno sempre bisogno di ‘conferme’, di essere accettati dal ‘gruppo’ .

Una mania che li spinge addirittura a tenere il telefono accanto al cuscino per non rischiare di restare tagliati fuori dalle comunicazioni (Fear of Missing Out, in sintesi Fomo).

Per loro, il telefono è diventato una sorta di estensione della propria vita, non solo per le tante foto e video. Soprattutto le conversazioni che sono conservate all’interno del dispositivo, e fanno parte integrante (quando non esclusiva) della nostra socialità.

E non dimentichiamo certo le app e i siti da cui non ci si riesce proprio a separare, che stabiliscono in qualche modo il nostro contatto con le evoluzioni e gli aggiornamenti dal mondo che ci gira intorno.

A spiegare tutto è il responsabile dello studio, Jang Hyun Kim:

“Aumenta sempre più l’attaccamento all’oggetto in questione. Ma il semplice fatto che si consideri il telefono come un’estensione dell’io non fa altro che aumentare quella che definiamo ansia da separazione. In sostanza, diventa impossibile allontanarsi dallo smartphone, anche solo per qualche minuto”.

“Il telefono dà l’illusione di essere sempre accanto agli amici”.

Lo spiega così Daniele La Barbera, presidente della Società Italiana di Psicotecnologie e clinica dei nuovi media (SIPTech).

E precisa come il suono del messaggio di Whatsapp incrementi la dopamina in quanto ‘gratificante’.

In tutto questo, c’è da considerare anche l’aspetto relativo alla perdita delle ore di sonno dovuta al continuo “chattare”, come evidenziato dallo studio delle Università di Hong Kong e Seul.

Lo stesso La Barbera precisa come “chi non dorme a sufficienza tende a cercare di più esperienze gratificanti e a sviluppare un comportamento compulsivo, che rafforza a sua volta l’uso smodato del telefono”.

In sostanza, un circolo vizioso.

La patologìa : come riconoscerla.

Senza voler fare della psicologia spicciola, analizziamo in modo estremamente semplificato il disturbo de ” l’ansia da separazione negli adulti “, la cosiddetta DASA, che provoca seri problemi di natura sociale e professionale.

Naturalmente, come gran parte delle dipendenze, anche questa può essere curata.

Il Dott. David Greenfield è un professore di Psichiatria presso l’Università del Connecticut. Ha identificato i sintomi della “separazione da device” e fra questi vi sono sensazioni di panico o di disperazione, sensazione di lontananza da cose e persone che ci circondano.

Addirittura vi sono casi in cui si pensa di sentir squillare lo smartphone (pensateci : capita spesso a molti di noi). Il fenomeno è noto come “squillo fantasma” o  sindrome da vibrazione del cellulare.

La patologìa : come uscirne.

Ora accenniamo qualche consiglio pratico. Il disagio avvertito dalla nostra psiche può compromettere la qualità della vita stessa. Eppure se ne può uscire. Sconfiggere queste emozioni negative si può fare con pratiche semplici ed efficaci.

Innanzitutto iniziando con una disintossicazione lenta : spegnere i device tutte le volte che non sono necessari. Anche pensando a spazi esclusivi, con momenti di disintossicazione : durante i pasti,  in bagno…

Attenzione a non farlo bruscamente : potrebbero anche verificarsi momenti di ansia controproducenti.  Da evitare.

Ridurre la fruizione di internet è un altro metodo, così come la disattivazione delle notifiche aiuta a non prestare più attenzione ai continui solleciti che provengono dallo strumento.

Altri due comandamenti fondamentali da prendere ad esempio sono certamente “imparare a rimandare” , e “prendere le distanze”.

Deve cessare di essere lo strumento indispensabile per svegliarsi o, talvolta, per accompagnare l’addormentamento. E poi fare un piano di sviluppo di attività ludiche o ricreative, lontano dalla tecnologia.

Talvolta si dice che non c’è metodo migliore che riconoscere di avere un problema per affrontarlo. Ecco : questo è il momento.  Uscirne, prima che diventi un vero e serio problema.

 

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