Rivoluzionato il concetto di responsabilità della pirateria sul web

Una sentenza della Corte di Giustizia Ue dichiara illegale Pirate Bay.

Una sentenza che però arriva a rivoluzionare il concetto stesso di responsabilità per gli intermediari.

Due esempi per tutti : basterebbe citare Youtube e Facebook.

I due giganti californiani rischiano di dover saldare un conto salato per i contenuti illegali caricati nei rispettivi server dai loro utenti.

Maggiori dunque saranno le responsabilità in caso di caricamento, da parte dei propri utenti, di contenuti illegali resi visibili e fruibili da tutti.

Questa sentenza è seguita alla dichiarazione di illegalità di un soggetto particolare: Pirate Bay.

Ma la notizia vera la possiamo focalizzare nelle argomentazioni sostenute dalla Corte Ue le quali stabiliscono principi nuovi che impongono regole e paletti.

I giganti (e non) del web hanno giovato molto dai contenuti  (e talvolta cavalcando l’onda) generati dai propri visitatori e utenti.

Che ne hanno decretato il successo nei rispettivi settori.

Tutti i contenuti che gli utenti inseriscono attraverso i propri profili foto e video, fanno “comunicazione al pubblico” degli stessi : se si trattasse di opere protette serve l’autorizzazione del titolare dei diritti.

Pirate Bay  è ritenuta responsabile di pubblicazioni illegali in quanto gli amministratori “svolgono un ruolo attivo in questa attività mettendoli a disposizione”, ad esempio anche attraverso “l’indicizzazione dei file torrent”.

Non potendo ignorare il fatto che tale condivisione delle opere ne permette un libero e pubblico accesso senza l’autorizzazioni dai titolari dei diritti ma traendone profitto attraverso notevoli introiti pubblicitari.

Le nuove regole quindi sono applicabili a tutti gli operatori.

Google ha sempre collaborato eliminando dai propri server gli atti di pirateria segnalati.

Ma questo ormai non è più sufficiente : la sua piattaforma Youtube guadagna a palate dagli introiti pubblicitari.

Pertanto dovrà adeguatamente organizzarsi per essere proattivo nel monitoraggio e la cancellazione di contenuti protetti, altrimenti potrà esser considerato analogamente a Pirate Bay.

In quanto l’organizzazione e/o catalogazione dei contenuti viene fatta in modo analogo.

Il mondo e il web sono cambiati strada facendo : le regole internazionali consideravano gli operatori di internet come “intermediari neutrali” nei confronti dei contenuti degli utenti disponibili in ogni forma.

Che si tratti di pagine web linkate dal motore di ricerca, o di video caricati sui social, ora anche la riforma del copyright in discussione a livello di Europeo dovrà tener conto della sentenza espressa.

Il paradosso di questa vicenda è che, diversamente da quanto espresso fino ad ora, la sentenza in qualche modo legittima altri soggetti.

Ci riferiamo a Cyberlocker o Zippishare (sono solo 2 esempi fra la miriade presenti nel web) che abbondano di materiale pirata scaricabile liberamente dagli utenti.

Perché ? Semplice : non lo indicizzano né lo organizzano.