Chili : uno streaming italiano che parla molte lingue
Una realtà tutta italiana, che oggi però parla molte lingue in Europa. Parliamo di Chili, piattaforma di streming che permette di godere liberamente di un vasto catalogo cinematografico e serie tv.
Storia della tv web Chili.
Sul sito ufficiale si autodefinische “una realtà europea di intrattenimento digitale”. E come darle torto.
Nata a Milano nel giugno 2012 , CHILI.com si è subito contraddistinto su una strada irta di ostacoli. Rappresentare una piattaforma di streaming legale. Ma libera da abbonamenti.
In un momento storico in cui (e parliamo del 2012 ma non solo) la pirateria on line faceva breccia nel web di troppi utenti piratari.
Oggi è certamente fra i principali attori del mercato italiano per la distribuzione digitale di film e serie tv.
Forte del successo in terra natìa, CHILI ha guardato oltreconfine.
Senza perdite di tempo, così come sono abituate a correre le aziende dell’economica digitale, rilancia i propri servizi in UK, Polonia, Germania e Austria.
Questa piattaforma di video on deman (chiamarlo semplicemente “un canale” è riduttivo) è controllato dai suoi fondatori : Giorgio Tacchia, Giano Biagini, Alessandro Schintu, Stefano Flamia (i primi due sono rispettivamente CEO e CFO).
Con il tempo si sono aggregati all’azionariato realtà di primo piano come Viacom (Paramont Pictures) e Warner Bros, seguite pochi mesi dopo da Sony Pictures : le 3 major detengono quasi il 14% di Chili.
Ad oggi il catalogo digitale si compone di oltre 50.000 film e serie TV, anteprime dal Cinema, ma anche gadget e DVD/Blueray.
Sicuramente la carta vincente è stata zero vincoli e abbonamenti. Compri quel che vuoi solo quando ti serve.
Premiata da Frost & Sullivan nel 2017 come Miglior “European Entrepreneurial Company” dell’anno. In Italia è un membro attivo dell’Associazione per la protezione della proprietà intellettuale, diritto d’autore e diritti connessi.
E ora arriva Lavazza con l’acquisto del 25%
E’ una holding direttamente riconducibile alla famiglia Lavazza che con 25 milioni di euro ha acquisito il 25% di Chili, differenziando così rispetto ai principali affari di famiglia nel settore del caffè.
Operazione che è stata ufficialmente confermata dalla Luigi Lavazza Spa.
E’ il segno che anche gli imprenditori italiani stanno finalmente comprendendo il valore dello sviluppo di imprese native digitali e che sul web operano il loro business esclusivo.
Ed investimenti come questo potrebbero fare da traino nel prossimo futuro per altri segnali che dimostrano che l’economia torna a puntare decisamente sul futuro.








