Recensione di Uncharted 4: A Thief’s End

Le avventure di Nathan Drake giungono al quarto capitolo.

La saga, particolarmente riuscita, ha voluto dall’inizio perseguire un ambizioso obiettivo: intersecare una coinvolgente narrazione con un gran livello di giocabilità e una realizzazione tecnica il più spettacolare possibile.

E con questo episodio, il quarto della serie, intitolato “A Thief’s End” (La fine di un ladro), Uncharted 4 raggiunge la sintesi perfetta tra videogame e cinema.

Gli sviluppatori del gioco hanno fatto davvero un lavorone.

Lo si vede fin da subito, dato che “A Thief’s End” si presenta con una storia ricca di suspence e colpi di scena, senza per questo rinunciare ad un gameplay pienamente soddisfacente.

D’altronde, le avventure di Nathan Drake hanno appassionato milioni di giocatori dal 2007 ad oggi, e se il livello non fosse stato così alto difficilmente avrebbe avuto così tanto successo, riscuotendo un affetto smisurato.

Ancora una volta Naughty Dog ha voluto stupirci.

L’ultimo capitolo ha un finale che certamente dividerà le impressioni del pubblico.

Se la prima ora va via con un po’ di pesantezza – è praticamente un gigantesco tutorial – va detto che risulterà poi indispensabile per comprendere al meglio la narrazione: Nathan Drake ritrova suo fratello Samuel, che credeva morto, e insieme affronteranno l’ennesima grande avventura.

Il loro rapporto cresce minuto dopo minuto, e questa continua evoluzione si mischia con le arrampicate e le situazioni più spericolate: anche durante queste, i due fratelli riusciranno a creare un enorme feeling.

La ‘regia’ è praticamente perfetta, e ci fa sentire sempre pienamente all’interno della narrazione senza trascurare nemmeno per un minuto la giocabilità: a questo si aggiunge la marcata libertà di movimento del giocatore, tanto che in alcuni casi sembra di avere a che fare con un ‘open world’.

La caratteristica di Uncharted 4 che salta più all’occhio è la cura minuziosa di ogni più piccolo dettaglio.

Nessun particolare è lasciato al caso: si resta senza fiato di fronte ad ambientazioni favolose – dalla Scozia al Madagascar, alle isole tropicali – tanto che i paesaggi che si incontrano sono quasi tutti da ‘foto’.

A dimostrazione che anche l’occhio vuole la sua parte, e la qualità fa la differenza anche in un gioco come Uncharted 4.

Scazzottate e sparatorie non variano rispetto ai capitoli precedenti, ma di certo possiamo ritenere più divertenti le arrampicate, le sessioni a bordo della jeep, la ricerca di tesori e aree nascoste.

Interessante anche la modalità ‘stealth’, con cui i due fratelli possono muoversi di nascosto dai nemici (ad esempio, sfruttando l’erba alta).

Vi toccherà risolvere diversi enigmi, come è giusto che sia.

Anche qui il gioco non delude, e gli ‘appunti’ di Nathan saranno utilissimi per riuscire a mettere insieme, passo dopo passo, i pezzi del puzzle.

La realizzazione tecnica, come detto in principio, è davvero entusiasmante, e si può sorvolare su qualche piccola imperfezione, davvero marginali di fronte ad una qualità complessiva così elevata.

Da segnalare anche l’ottima modalità multiplayer, con ben otto mappe a disposizione.

Sono presenti il classico “Deathmatch” ma anche “Cattura la bandiera” e la presa di posizione in “Conquista”.

“La fine di un ladro” è pienamente all’altezza della saga di Uncharted 4, e viene promosso a pieni voti sotto ogni punto di vista, in particolare nella consueta – ma mai banale – capacità di fare un tutt’uno di narrazione e gameplay, che trova forte apprezzamento nei giocatori di tutto il mondo.

 

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