Sekiro, il videogame dell’anno 2019

Qual’è il miglior titolo uscito nel 2019? Quali le reazioni di utenti e fans? Ecco i dettagli produttivi e realizzativi del prodotto.


L’anno appena passato è stato senza alcun dubbio uno dei più ricchi e soddisfacenti per tutti gli amanti del mondo videoludico. Tra titoli attesi da tempo quasi immemore, e nuove ottime realtà, il 2019 verrà ricordato come una delle migliori annate di sempre, con produzioni di altissimo livello che hanno semplicemente deliziato ogni genere di palato.

E fa ben sperare per il futuro del nostro media constatare un vincitore non così scontato alla famigerata voce “Gioco dell’anno”, appellativo dato a quel progetto che più di tutti secondo critica e pubblico si è distanziato dal resto dei contendenti: Sekiro.

Miglior videogame ai “The Game Awards”.

Nell’ultima edizione dei tanto amati e odiati The Game Awards è stata proprio l’ultima fatica di From Software ad aggiudicarsi l’ambito premio.

Tralasciando qualsivoglia genere di opinione si possa avere su simili eventi ritenuti da più parti mondani e/o poco attendibili, è indubbio il merito . Il riconoscimento, finalmente a livello ufficiale, di Hidetaka Miyazaki e i suoi.

Chiariamo: non che i precedenti lavori del geniale game designer non siano stati apprezzati dalla comunità, ma sono quasi sempre stati emarginati a produzioni di nicchia. Soprattuto per palati forti e bramosi di emozioni intense e spietate.

Sekiro è ben lontano dall’essere “alla mano” o facile, tuttavia la sua perfezione a livello di gameplay lo innalza ad ottimo esempio dell’esperienza del team. Maturata con i precedenti capolavori, da Demon Souls fino alla trilogia di Dark Souls.

Si potrebbe paragonare il meritato riconoscimento di Miyazaki a quello recentemente ottenuto dal regista coreano Bong Joon-ho e il suo incredibile Parasite, capace da solo di annichilire la concorrenza più accreditata agli ultimi Academy Awards.

Il talento comune di Miyazaki e Bong Joon-ho.

In comune i due artisti hanno un indiscusso talento espressivo e, almeno fino ad oggi, non era probabilmente stato compreso da buona parte del pubblico.

Forse la vittoria è stata meno disarmante, ma come Bong Joon anche la creatura di Hidetaka ha dovuto scontrarsi con pezzi da novanta non indifferenti, primo fra tutti il tanto discusso Death Stranding dell’istrionico Hideo Kojima. Per non parlare poi di Capcom e il suo Resident Evil 2, remake di una delle più acclamate avventure horror di tutti i tempi.

Non sono mancate alcune perplessità e polemiche alla nomina del vincitore.

Come sempre del resto c’è chi ha amato alla follia Sekiro e chi lo ha bollato come inutilmente frustrante, perfino inferiore sotto molti aspetti a Bloodborne e company.  Tuttavia sono stati più i consensi che i dissensi nei confronti del gioco ad avere la meglio, molto meno determinanti rispetto al già citato Death Stranding, con ambedue le parti di critica e pubblico tutto sommato d’accordo.

I numeri di Sekiro parlano chiaro.

Su Metacritic il punteggio ottenuto è di circa 90/100 sulle tre piattafome in cui il titolo è stato pubblicato, cioè Xbox One, PC, Playstation 4.

Due milioni di copie vendute ad appena dieci giorni dalla sua uscita. Una cifra destinata a salire e a render Activision, l’inedito publisher a questo giro della produzione From Software, più che soddisfatto. Valori importanti considerando la natura prettamente single player del gioco e, tutto sommato, la scarsa rigiocabilità una volta conclusa la storia.

Eppure le vicende del Lupo, o Sekiro per l’appunto, hanno saputo intrattenere e convincere la maggior parte dell’utenza. Vuoi per il fascino sempre esotico del Giappone feudale e le sue mitologie, vuoi per un gameplay ispirato e dannatamente appagante.

La capacità di deflettere buona parte degli attacchi nemici con il giusto tempismo è divertente oltre che funzionale. Ogni scontro è una sfida al cardiopalma in cui riflessi e studio accurato del rivale decreteranno il vincitore. Se a questo si aggiunge un level design impeccabile, una protesi meccanica modificabile con diversi gadget e una narrazione al limite del criptico, ecco che il dado è più che tratto.

Probabilmente manca quella componente ruolistica tanto apprezzata nei precedenti lavori della software house, però tutti gli altri elementi vincenti ci sono.

La curva di apprendimento è un po’ meno ripida per i neofiti del genere.

Merito anche di un buon tutorial nelle prime fasi del gioco. E solo per una aggiunta simile c’è chi lo definisce più “semplice” rispetto alla serie dei Souls. Ma ciò è da considerare effettivamente un difetto? Direi proprio di no, al contrario potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio verso il meraviglioso mondo dei Souls Like, un’esperienza che almeno una volta nella vita merita di essere affrontata.

Potreste uscirne all’inizio sfiancati e con le ossa rotte. E’ più che normale: insistendo ogni sconfitta vi temprerà ed entrerete in un ciclo infinito di vita e morte da cui è difficile evadere.

A quel punto potreste provare quell’hype irrefrenabile generato ad ogni nuovo progetto in sviluppo da parte di Miyazaki e la sua squadra. E capire che c’è sempre un buon motivo per “Lodare il Sole” ogni giorno.

 

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