Fake news: a che punto siamo?

Le fake news non sono una novità dell’ultimora. La pandemia e il recente conflitto in Ucraina hanno posto ancora di più l’accento sul fenomeno.

Le notizie false viaggiano tantissimo sulla Rete e sui social, tanto che anche TikTok è dovuto passare al fact-checking. Qual è lo stato dell’arte?

Come fronteggiare le notizie false

Uno dei canali di diffusione delle fake news sono i social. Per questo, le piattaforme si sono dotate di sistemi di controllo. Meta ha inserito la segnalazione di notizie false su Facebook e Instagram, oltre a un sistema interno di verifica.

Twitter ha fatto lo stesso, con la segnalazione da parte degli utenti e il fact-checking. In un’intervista rilasciata a Repubblica, TikTok ha dichiarato di avere a sua disposizione 13 partner per identificare le notizie false che passano sul social cinese, con un supporto in oltre 33 lingue.

Cosa può fare un utente per capire se una notizia è falsa o meno? È importante andare oltre al titolo, leggere la notizia e verificare sui siti che indicano le bufale.

Per verifiche più approfondite sarebbe bene rivolgersi (anche online) sui siti che hanno come indicazione la registrazione della testata giornalistica in fondo ad ogni pagina.

Italiani, ci cascano? I dati sulle fake news

Nel periodo della pandemia, circa l’83,4% degli Italiani si è scontrato con una fake news. Anche il 66,1% si è trovato di fronte a una notizia falsa relativa al conflitto in Ucraina.

Insomma, la fabbrica delle notizie montate ad arte – le cosiddette bufale – non si ferma mai. Ma come reagiscono gli Italiani?

L’Osservatorio permanente Ital Communications e Censis hanno risposto a questa domanda con il secondo rapporto annuale.

Questo documento evidenzia come solo il 14,5% degli Italiani sia più esposto alla disinformazione, in quanto utilizza solo canali completamente digitali (social e siti web).

Il 45,5% degli Italiani si fida soprattutto di parenti, amici e influencers, senza dare troppo credito a chi la pensa diversamente da loro.

Il 57,7% ritiene di non avere le idee chiare sul conflitto in Ucraina e il 64,2% ritiene che la pandemia sia stata spettacolarizzata.

E questi ultimi dati fanno parecchio riflettere sul terreno fertile che possono travare le falsità, e sulla difficoltà di discernimento delle masse.