Ce lo ricordiamo ancora il floppy disk ?

Facciamo un po’ di storia, sopratutto per chi non c’era, ma anche per chi ama ricordare. Dai floppy alla rivoluzione del CD Rom, fino all’ennesima ultima rivoluzione del cloud.

Domanda rivelatrice : quanti oggi si affidano al cloud per il salvataggio dei dati e quanti a supporti esterni come, ad esempio, gli hard disk portatili?

Il floppy disk, vera e propria icona del salvataggio alla portata di tutti, compie ben più di 50 anni. Nasce infatti nei laboratori della IBM negli anni ’70 e da quegli anni compirà una parabola evolutiva fino al suo declino, con l’arrivo delle nuove tecnologie di salvataggio dati.

 La nascita e l’evoluzione del floppy disk

La ricerca per individuare un supporto magnetico per salvare dati nel computer inizia, come detto, nei laboratori IBM nel 1967, con l’obbiettivo di progettare e realizzare un supporto per archiviare i dati dei computer del tempo che avveniva attraverso bobine di nastro magnetico e schede perforate.

I primi dischetti creati erano da 8 pollici e potevano essere letti solo dalle unità 23FD Floppy Disk Drive System e scritti da una speciale unità sempre IBM.

Da quei primi dischetti l’evoluzione del floppy disk si è sviluppata per oltre 20 anni migliorando in capacità di memorizzazione, di lettura ma anche di scrittura diventando un vero e proprio standard per la memorizzazione dei dati dei nostri PC.

Evoluzione che ha avuto un suo declino quando negli anni ‘90 iniziarono a prender piede le nuove tecnologie di storage quali CD-ROM e chiavette USB.

Come si arrivò allo sviluppo dei floppy disk?

La necessità di archiviazione e trasferimento dati ha sempre seguito di pari passo l’evoluzione dei computer, e da quando negli anni ’70 cominciarono ad essere diffusi i primi personal computer destinato al business, la IBM iniziò a sviluppare questi supporti con una evoluzione di oltre quaranta anni.

Nel 1971 lanciò il primo floppy disk da 8 pollici, per sola lettura ed una capacità di 80KB, dopo due anni arrivò l’IBM Diskette, sempre da 8 pollici ma con memorie da 250 KB a 1,2 MB, parallelamente nasce anche il Compact Floppy da 3 pollici, sviluppato dai marchi Maxell, Hitachi, Matsushita, con memoria da 125 KB fino a 720 KB.

Nel 1983 ci prova anche Apple, che lancia il computer Apple Lisa con il suo dischetto Apple Fileware da 871 KB, ma anche Sony entra nel mercato lanciando il primo floppy disk da 3,5 pollici, con una storage di 360 KB per lato di memorizzazione, sistema che sarà anche adottato da Apple.

Nel 1989 debutta il floppy disk da 2 pollici, prodotto da Sony e Panasonic, seguito nel 1991 da Floptical con un 3,5 pollici che poteva contenere fino a 21 MB grazie alla innovativa tecnologia di tracciamento ottico.

Proseguendo, nel 1995, Iomega lancia lo Zip Disk da 100 MB, che divenne per molti anni lo standard alternativo al floppy.

Anno dopo anno aumentavano sempre più le capacità di memoria, raggiungendo i 750 MB di dati memorizzabili ed al termine dello sviluppo la Imation SuperDisk sviluppò il primo tracciamento laser, su una unità da 3,5 pollici da 120 MB.

La fine dell’era floppy disk

Negli anni ’80 iniziarono a svilupparsi anche i primi CD-ROM e nei ’90 i dischi zip e la comparsa delle prime chiavette USB, e tutto questo portò gradualmente al calo dell’utilizzo dei floppy.

Declino inevitabile, che si concluse verso la metà degli anni 2000, quando oramai venivano utilizzati solo per distribuire aggiornamenti del BIOS delle schede madri dei PC e dei driver delle periferiche.

Ma il canto del cigno avvenne nel 2010 quando Sony pose fine alla produzione dei floppy disk, anticipando un inevitabile the end.

Eppure, nonostante il floppy disk non esista più, si è trasformato in un’icona dell’archiviazione dati in informatica.

Se prestate attenzione ai dettagli, noterete che in ogni pc, l’icona di salvataggio dati è rappresentata dall’immagine del nostro caro, vecchio, floppy disk.

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