Storia alternativa di Google: quello che non sai…

In nemmeno un ventennio di vita, si sa, Google è diventato pane quotidiano delle nostre vite.

La novità? Dalla prima metà dell’agosto 2015 Google è diventata Alphabet, soggetto principale che concentra in un solo nome tutte le attività dell’impero creato a Mountain View.

Oggi i numeri parlano chiaro, probabilmente chiarissimo. Nel suo primo quasi ventennio di vita Google è stata capace di creare all’incirca 40000 posti di lavoro dislocati in 70 uffici capillarmente distribuiti in più di 40 Paesi del mondo intero.

Dal momento in cui Google è entrata in borsa, nell’ormai lontano 2004, utili e ricavi sono stati in costante aumento se si tralasciano le defezioni degli ultimi giorni.

Tra il 2013 e il 2015 la progressione nei ricavi è stata del 35%.

Oggi le quotazioni del titolo sfiorano i 770 dollari capaci di portare Alphabet a raggiungere il titolo di società con la maggiore capitalizzazione del mondo con 523 miliardi di dollari.

Capitolo acquisizioni.

Oggi Google ne vanta un numero maggiore alle 160. Nel 2004 il primo passo importante avviene con l’ideazione della posta elettronica Gmail e conseguente acquisizione della società di cartografia digitale Keyhol, capitolo primo per la nascita, nel 2005, degli ormai celeberrimi Google Maps e Google Earth.

E’ il 2006 quando grazie ad una cifra di 1.65 miliardi di dollari, Google acquisisce il colosso video per eccellenza, YouTube.

Nel 2007 la progressione continua con l’annuncio del sistema operativo Android, per dispositivi mobili seguito nel 2011 dall’acquisto di Motorola al costo di 12.5 miliardi di dollari, ceduta nel 2014 a Lenovo.

Un vecchio adagio recita: “solo chi non fa non sbaglia”. Questo è vero a tutti i livelli sia personali che imprenditoriali e anche a Mountain View devono saperlo bene.

Dici Google, e pensi al motore di ricerca.

Quando viene menzionata la parola Google, la prima cosa che viene in mente è il motore di ricerca giornalmente usato da milioni di utenti.

Google Search è, ad oggi, il più longevo e famoso prodotto internet di Big G, ed è certamente la “macchina da guerra” da cui la società tuttoggi trae i più ampi profitti.

Oltre a questo ce ne sono tanti altri che si sono imposti : Gmail, Google Drive, Maps.

Grazie ai tanti servizi e prodotti di successo, Alphabet  ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 1000 miliardi di dollari.

storia alternativa di GoogleI due fondatori, Larry Page e Sergey Brin, iniziarono come compagni di università a Stanford, e stiamo parlando del 1997. Agli inizi l’idea hanno pure provato a rivendersela : pochi milioni di dollari l’importo richiesto e offerte rifiutate da tutti i i potenziali acquirenti.

Se c’è un destino ineluttabile, loro ne sono l’esempio: hanno realizzato in proprio l’idea, e oggi sono tra i 15 uomini più ricchi del mondo. Per esser precisi: Larry Page è dodicesimo, con un patrimonio stimato di 40,7 miliardi di dollari. Sergey Brin è subito dietro, tredicesimo, con 39,8 miliardi di dollari.

Brin in particolare, essendo nato in Russia, ha il titolo di immigrato più ricco degli Stati Uniti.

Google : è tutto oro quello che luccica?

No, visto che per Google la strada verso il successo è stata anche costellata di fallimenti e magre figure.

Fra poco parlaremo di una parte dei flop: prodotti e servizi web lanciati da Big G che purtroppo non hanno raggiunto l’esito sperato.

Ma intanto qualche menzione ci può aiutare a capire quanto, nell’imprenditoria, sbagliare aiuti a correggere la rotta e migliorare.

La tecnologia sviluppata del “PageRank” è proprio quella che hanno provato a rivendersi per pochi milioni, come detto poco fa. Excite la rifiuta, e Yahoo replica con un ulteriore no. I due, ai tempi, erano fra i master delle ricerche sul web. Questi rifiuti gli si ritorceranno contro: oggi Google (anche grazie alla logica dek PageRank) vale circa 680 miliardi di dollari. E mentre Excite naviga fra le nebbie, Yahoo è stato venduto a Verizon per meno di 5 miliardi dopo anni di crisi e cattive mosse.

Destino crudele.

Eppure per diventare ciò che è oggi, Google non si è mai fermata. Ha spesso fatto ricorso ad acquisizioni di altre realtà in cui il management credeva.

Le acquisizioni più costose di Google? Andiamo in countdown.

5a: Waze, con le sue mappe social, acquisite nel 2013, per 966 milioni di dollari.

4a: YouTube, acquistata per 1,65 miliardi, a poco più di un anno dal lancio.

3a: DoubleClick, produce servizi per la pubblicità online, spesi 3,1 miliardi.

2a: NestLabs, acquisizione del 2014, segmento Internet of Things, spesi 3,2 miliardi.

1aMotorola, La più onerosa, 12,5 miliardi nel 2011.

E proprio l’operazione più corposa si è rivelata un flop. Seppur con questa acquisizione Google si sia assicurata molti brevetti in cassaforte dell’azienda, a due anni dall’acquisizione, Big G ha venduto Motorola a Lenovo, ricavandone meno di un quarto del prezzo.

E ora passiamo agli altri.

Google Glass.

Dovevano rivoluzionare il modo con cui interagiamo con i nostri device. Si parlava di realtà aumentata e di possibilità incredibili, ma alla fine non è andata come previsto.

Google aveva previsto di poter invadere e quasi monopolizzare il mercato delle tecnologie indossabili con i suoi futuristici Glass.  Gli occhiali di Google erano un microcomputer indossabile che sarebbe stato in grado di fornire all’utente informazioni su un’interfaccia di tipo head-up display. Ma anche scattare foto e video, e altro ancora.

Sfortunatamente questo prodotto non ha mai preso piede e lo sviluppo tecnologico è stato arrestato.

Qualcosa si è salvato di questa tecnologia. Al momento è in uso in settori tecnici specifici, fra le procedure mediche, le tecniche per aiutare l’apprendimento nei bambini autistici, e qualche applicazione di tipo industriale nelle linee di assemblaggio in fabbrica.

Non un fallimento totale ma un risultato molto al di sotto delle aspettative di Sergey Brin e Larry Page.

Picasa

Tecnicamente non è proprio un fallimento. Picasa è stato utilizzato da molti, me compreso, nel corso degli anni come applicazione per fotoritocco online. Era disponibile sia per Windows che per MacOS e l’azienda che l’aveva sviluppata fu acquisita da Google nel 2004.

La sua scomparsa era prevista poiché l’app non venne aggiornata a lungo proprio nello stesso periodo mentre stava diventando popolare Google Foto.

Alla fine, Picasa è stato gradualmente eliminato e sostituito da Google Foto, che era più recente e con maggiori funzionalità di Picasa. Probabilmente il principale motivo di fallimento di Picasa è stata la mancanza di una funzionalità di condivisione. Tutto il know how di Picasa è stato travasato in Google Foto. Nonostante questo l’idea originale è stata utile per molti anni.

Google+

I più grossi incidenti di percorso di Google sono sempre stati nel settore dei social network dove l’azienda di Mountain View ancora oggi fatica ad entrare.

Il caso Google Plus è quello più eclatante, e non è l’unico. Nel corso della sua vita è sempre stato ben lungi da ciò che la società aveva immaginato al lancio. Inizialmente inteso come una piattaforma di social media concorrente di Facebook, Google Plus non ha mai lontanamente raggiunto il gioiello social di Mark Zuckerberg.

Anche nei momenti di maggior espansione di G+ gli studi confermavano che mediamente un utente passava 3 minuti al mese su Google Plus contro oltre gli 400 su Facebook. Un gap che alla lunga si è dimostrato incolmabile.

Testardamente, nonostante l’esperienza, Google è stato irremovibile nel continuare a portare avanti il suo social network anche fino al momento che fu scoperto un bug nelle API di Google Plus. Il bug permise agli sviluppatori di app di terze parti di trafugare i dati degli utenti.

La notizia fu messa a tacere all’inizio da Google ma questo muro di silenzio non durò a lungo portando alla luce il problema.

Google chiuse definitivamente Google Plus il 2 aprile 2019. Personalmente non ne sento proprio la mancanza.

Orkut

Dicevo che Google+ non è stato l’unico incidente di percorso in fatto di social network di Big G. Per ben 10 anni (2004-2014) il social network targato Mountain View era Orkut.

Assolutamente sconosciuto in Europa e Nord America, curiosamente nato giusto un mese prima di Facebook, Orkut era il social network leader in Brasile e India con una forte penetrazione di mercato tra gli utenti internet che non parlavano inglese.

Prende il nome dal suo creatore Orkut Buyukkokten, uno degli ingegneri a libro paga di Google.

Nel 2005 Orkut integra la lingua portoghese nel suo sito e arriva ad avere la metà dei suoi iscritti proprio dal Brasile e a seguire il 20% dall’India. Molte luci ed ombre per questo progetto, accusato più volte di essere una canale per la diffusione di materiale pedopornografico, di incitare l’odio razziale ospitando dei gruppi di discussione del tipo “We hate Indian” e di non aver mai risolto il problema degli account fake.

Orkut aveva tutte le funzionalità che conosciamo bene oggi come videochiamate, condivisione foto e filmati. L’iscrizione al social si poteva fare molto velocemente avendo un Google account.

Fino al 2010 fu il social di riferimento in Brasile ma da quel momento in seguito al sorpasso di Facebook, iniziò il declino.

Il 30 giugno 2014 Google annunciò che 90 giorni dopo Orkut sarebbe stato messo offline, arrivando al “the end” per questa lunga e travagliata avventura.

Google Buzz

Google ha tentato l’attacco al mondo dei social media in vari modi, tra i tanti troviamo Google Buzz un vero e proprio buco nell’acqua che fortunatamente ha avuto una vita molto breve a cavallo tra il 2010 e il 2011.

Buzz era il tentativo di fornire una piattaforma integrata di discussioni, messaggi, blogging… Insomma: un’altra brutta copia di Facebook.  Fu abbandonato a favore di Google Plus…

Nonostante la sua vita breve, Google Buzz è riuscito a persino a subire una causa legale quando uno studente di Harvard denunciò la piattaforma per violazioni della privacy degli utenti. Oltre all’accusa di infrazioni delle leggi federali statunitensi sulle intercettazioni telefoniche.

La filosofia del “provarci”. Cosa imparare da tutto questo?

La lista di prodotti lanciati e poi abbandonati da Google è ben più lunga, tra i tanti e spesso sconosciuti alla maggior parte degli utenti, troviamo:

  • Answers
  • Web Accelerator
  • Google Offers
  • Helpsout
  • Google Video
  • Jaiku
  • Google Healt
  • Google X
  • Lively
  • Knol
  • Dodgeball
  • Google Wave
  • iGoogle
  • Nexus Q

Eppure Mountain View non si ferma: guarda al futuro, come solo un’azienda seduta sull’oro di Wall Street può fare. Con budget elevati per esperimenti di ogni genere.

Non è la storia di un Re Mida, cui narrava la leggenda. Certamente è un esempio unico nel suo genere, ed eguagliata solo da Zuckerberg con la sua Facebook inc.


 

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