Ubuntu , storia da Open source

Era il febbraio 2015 :MondoTecno annunciava insieme a tanti altri blog l’immissione sul mercato di di Ubuntu Phone.

Dopo diversi anni di vita del sistema operativo Open Source, ecco che veniva finalmente annunciato un dispositivo mobile con Linux a bordo.

Il dispositivo era prodotto da un’azienda spagnola, BQ , chiamato Acquaris E4.5 ; ecco qual’era la scheda tecnica :

Ubuntu-Phone-1

– Uno schermo da 4,5 pollici qHD
– Pannello di 540 x 960 pixel (nella media)
– 1GB di memoria RAM
– 8GB di memoria interna
– Fotocamera principale da 8 megapixel
– Fotocamera secondaria da 5 megapixel
– Dual-sim , ma la connettività non è LTE.

Canonical annunciava che non sarebbe stato una copia di iOS o di Android, ma qualcosa di diverso.

Ovviamente non per tutti perchè non tutti conocevano il sistema operativo di questo ottimo prodotto.

Ora, a distanza di poco più di due anni, che fine ha fatto il sistema operativo Ubuntu? E l’Ubuntu phone?

Facciamo un passo indietro e un po’ di storia, per aiutarci a comprendere cosa sia Ubuntu : già perchè se lo chiedi a chiunque in giro, probabilmente ti saprà rispondere cos’è Android o Windows, per citare due fra i sistemi operativi più diffusi, ma Ubuntu…

Ubuntu nasce nel 2004 come sistema operativo open source.

Ovvero di libero accesso economico, un software realmente democratico focalizzato sulla facilità di utilizzo.

Sostanzialmente basato su Linux, a sua volta ambiente open source, e inizialmente realizzato per i computer desktop, con il tempo ha poi presentato le varianti per server, tablet e smartphone, fino ai dispositivi IoT.

Innanzitutto il nome : da dove deriva “Ubuntu”?  Si tratta di un termine in dialetto sudafricano e traducibile come “umanità verso gli altri“.

Riportiamo quanto asserito da Wikipedia : fa riferimento ad una filosofia di origine sudafricana che teorizza un legame universale di scambio che unisce l’intera umanità (letteralmente, “dell’Essere Umano”).

ununtuSviluppato da Canonica Ltd., azienda britannica fondata dal sudafricano Mark Shuttleworth, e finanziato dal supporto tecnico a pagamento e da altri accordi commerciali.

La Fondazione Ubuntu vide la luce nel 2015 con un fondo iniziale di 10 milioni di dollari USA.

La fondazione aveva lo scopo di sviluppare e distribuire Ubuntu anche nel caso di chiusura delle attività di Canonical Ltd.

Per la cronaca : la fondazione è al momento ancora “dormiente”, in quanto Canonica è ancora viva e prospera.

Logico che negli anni Ubuntu abbia subito delle mutazioni.

Nuove interfacce grafiche, e applicazioni : dal supporto alla Smart TV fino all’incursione, come dicevamo all’inizio di questo post, nel mondo del mobile.

Ma anche i patti con istituzioni di diverse parti del mondo risulteranno fondamentali per la diffusione del verbo Ubuntu.

Nel 2009 la gendarmeria francese scelse di utilizzare Ubuntu sostituendo così Windows Vista e ottenendo un risparmio stimato in circa 50 milioni di euro.

Nel marzo 2013  l’accordo siglato tra Canonical e il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione della Cina per lo sviluppo di Kylin, una distribuzione basata su Ubuntu adattata per la Cina.

Del 2014  l’accordo con il comune di Torino, che prevedeva la migrazione da Windows XP a Ubuntu, stimando risparmi per 6 milioni di euro in cinque anni e diventando la prima città italiana open source.

Mark ShuttleworthIl fondatore Mark Shuttleworth  nel 2006 annuncia che gli utilizzatori di Ubuntu erano circa 8 milioni nel mondo.

Eletto nel 2005 migliore distribuzione nella LinuxWorld Conference and Expo (Esposizione e Conferenza mondiale su Linux) tenutasi a Londra.

Ha anche vinto nel 2007 l’Infoworld Bossie Award come “miglior sistema operativo open source”.

Nel 2011 Ubuntu è utilizzato da 20 milioni di persone nel mondo.

I dati forniti da Canonical confermavano il trend positivo, a riprova di questo anche i server dell’infrastruttura di Wikipedia , a partire dal 2008 , sono migrati a Ubuntu.

E oggi?

Non si può dire che Ubuntu sia diventato un fenomeno di massa.

come lo è stato Android negli ultimi anni a seguito del boom della diffusione degli smartphone.

Certamente ricopre una fetta fondamentale di mercato nell’ambito dell’Open source, e continua a farsi strada per l’informatizzazione libera da vincoli e da costi, come accade in diverse pubbliche amministrazioni più lungimiranti.

Ed è così che in qualche modo ha lentamente raggiunto il proprio scopo e continua a ritagliarsi una fetta consistente di attenzione da parte di IT manager e sviluppatori.

Ubuntu oggi è l’anima di una vasta gamma di “cose su Internet“, da dispositivi collegati alla rete fino a macchine autonome, grazie ad aggiornamenti affidabili e al suo enorme ecosistema che ben si adatta al mondo IoT.

Forse non ne sentiremo parlare quotidianamente, e probabilmente passerà ancora del tempo prima che la maggior parte di noi riesca ad averci a che fare direttamente, abituati come siamo ai nostri Windows e Mac.

Ma lentamente e silenziosamente Ubuntu persegue la sua strada, e in prospettiva di un sistema software realmente democratico, non può che farci piacere.

 

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