Brave : pesce robot sui fondali marini

Un pesce-robot che riesce a ‘scovare’ relitti di vecchi natanti nei fondali marini e oggetti perduti negli abissi.
Capace di ricostruire tridimensionalmente intere aree archeologiche sottomarine, come ad esempio quelle patrimonio dell’UNESCO.

Sembra fantascienza, invece sta diventando realtà.

università politecnica delle marcheGrazie agli studenti e ai ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche, che in soli 4 mesi hanno messo a punto “Brave”, un pesce-robot progettato proprio per assolvere le importanti funzioni di cui sopra.

Un prodotto talmente ben fatto che è riuscito ad imporsi nell’ultima edizione della Sauc-Europe (Student Autonomous Underwater Vehicle Challenge ), la gara tra i principali laboratori di robotica mondiali, svoltasi a La Spezia.

“Brave” è stato infatti insignito del premio “Innovation Award” presso il Centro ricerche marine della Nato (CMRE), dove si è svolta la competizione e dove viene fatta ricerca tecnologica e scientifica ai massimi livelli.

Il successo di “Brave” è ancora più importante se si pensa che è stato realizzato completamente all’interno dei laboratori dei Dipartimenti Dii e Diism, ed è riuscito a prevalere nonostante i budget molto consistenti delle altre Università.

Il pesce-robot non ha nessun aiuto esterno, ma è guidato solo da algoritmi.

gli studenti e il pesce robotL’idea vincente – come spiegato da Daniele Costa, il dottorando che ha guidato la realizzazione meccatronica del veicolo – e’ stata sfruttare i principi fisici alla base della meccanica del nuoto nei sistemi biologici.
Ripensando in modo nuova la propulsione robotica sottomarina.

“Il progetto si differenzia da quanto finora presentato dai gruppi di ricerca perche’ non si limita alla creazione di un pesce-robot o all’adozione di eliche per copiare il modello “siluro”, bensi’ crea un veicolo ibrido.
Alcuni laboratori infatti – aggiunge Costa – creano veri e propri pesci robot per essere il piu’ mimetici e silenziosi possibile mentre altri impiegano le eliche stile “siluro” o “nave” per poter meglio manovrare ed andare piu’ veloci.
Noi abbiamo deciso di creare un modello ibrido che usi entrambe le modalita’, la prima o la seconda propulsione, a seconda delle esigenze di missione, consumando meno le batterie che sono a bordo”.

Alla competizione nelle strutture del Centre for maritime research and experimentation (Cmre – Nato) di La Spezia hanno partecipato gli studenti Daniele Costa, Silvia Zingaretti, Luca Panebianco, Nicolò Ciuccoli, Andrea Bartolini, Daniele Mannocchi, Chiara Leonori, Enrico Maria Gabbanini, Giacomo Tagliatesta, Gino Carmine Ruggeri, Mattia Leonori , Guardiani Paolo, Marika Fanesi, Mauro Bottiglione, Sunil Polidori, Veronica Bartolucci.

Alla realizzazione del pesce robot hanno contribuito anche un paio di studenti Erasmus e ne sarà fatta anche una versione per le scuole medie ed elementari.

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