Social Network & Lavoro : quali i migliori per candidarsi

Facebook conta, e anche tanto. Ma anche Linkedin, Twitter… persino Instagram.  In che modo influiscono sulla nostra ricerca di lavoro ?

Oggi il mercato del lavoro è immerso nella tecnologia, spesso in senso positivo, a volte non necessariamente.

I reclutatori danno importanza ai profili dei candidati ?

Oggi, alle risorse umane, prima di decidere se assumere o meno un candidato, si osservano i profili per verificare se vi è la presenza di qualche elemento poco incline al mood aziendale. Già questo può essere motivo valido per declinare una collaborazione.

Ecco perchè è importante prestare attenzione dai giovani candidati (e soprattutto dai meno giovani) che sono attivi sui social, a cosa si pubblica : comportamenti poco consoni possono rappresentare l’addio a molte opportunità di lavoro già prima che si presentino.

Le aziende scavano nella vita privata dei candidati utilizzando i maggiori social.

Dicevamo Linkedin, che però è ormai percepito come il Social del mondo del lavoro, pertanto traspare la facciata “professionale” del candicato/candidata.

Sono Facebook,  Twitter e Instagram le fonti più utilizzate allo scopo proprio per sondare l’indole dei potenziali collaboratori, e prevenire eventuali problemi in azienda. A caccia di gusti e idee del candidato , cercando anche di scoprire quanto egli sia coerente rispetto a quanto dichiarato nel curriculum.

Già ad inizio 2016 davamo notizia di come almeno il 35% dei candidati viene eliminato dalle selezioni per colpa di un profilo Facebook compromettente o non professionale.

Una ragione valida per mantenere un profilo privato.

La cosa migliore in assoluto sarebbe evitare di pubblicare considerazioni ed opinioni personali sul web, in qualunque forma. Non per questo limitando la nostra libertà di espressione, ma evitando che le idee deformino chi siamo e facciano apparire un’ideale come un problema, soprattutto laddove problema non è.

Chi ci legge e osserva potrebbe decidere del nostro futuro posto di lavoro : chissà quante opportunità si perdono mettendosi alla berlina per gioco o per un’innocente (ma letale) ironia fra amici, pubblicamente, on line.

Facebook si sta evolvendo in questa direzione.

E’ con questa consapevolezza che da tempo Facebook è utilizzata in forma “recruiting” : è sufficiente digitare recruiting o ricerca personale, o parole chiave simili nel motore di ricerca del Social, per trovare le aziende che cercano dipendenti e/o professionalità varie.

Anzi, di più : vi è da tempo una pagina dedicata al recruiting , su cui Facebook stessa dichiara “Sappiamo quanto possa essere difficile trovare i collaboratori giusti. Il 40% delle aziende statunitensi di piccole dimensioni segnala che trovare persone adatte a una posizione di lavoro è stato più difficile del previsto“.

Assunioni senza fatica ?

Questo strumento consente di pubblicare offerte di lavoro che permettono a potenziali candidati di visualizzare la ricerca postata sulla Pagina dell’azienda e nel nuovo segnalibro dedicato alle offerte di lavoro.

Nuove funzioni che consentono di pubblicare un’offerta di lavoro per un Azienda, o proporsi direttamente su Facebook per un candidato.

Gli amministratori della Pagina aziendale possono non solo creare post con le offerte di lavoro, ma anche monitorare le candidature e comunicare direttamente con i candidati su Messenger, anche su mobile.

Procedimento semplice anche per i candidati : quando cliccano sul pulsante “Candidati ora”, si apre un modulo precompilato con i dati presenti sul loro profilo pubblico su Facebook.

I candidati possono sempre controllare e modificare i propri dati prima di inviare il modulo.

I social network sono utilizzati dalla maggioranza dei professionisti (90%).

Quindi non solo LinkedIn, nato per le relazioni professionali, ma anche Facebook (58%) e Twitter (42%).

Aspetti quali la personalità e le informazioni inerenti esperienze e competenze professionali spesso arrivano in modo più diretto e sincero sui profili personali, in cui gli utenti abbassano la guardia.

Non è un discorso facile ne piacevole, però è utile sapere che, se mettiamo la nostra sfera privata alla berlina del mondo, questa sarà visibile da chiunque e potrà incidere anche sui risvolti professionali.

Il selezionatore corre il rischio di farsi un’idea sbagliata?

Già perchè il rischio è che chi selezioni sbilanci la propria impressione danto troppo peso alla sfera privata del candidato. Piuttosto che badare alle reali competenze professionali.

L’analisi può determinarsi non etica e poco equa.

Il recruiting a mezzo social presenta quindi un rischio discriminazioni ? Sembra che i selezionatori non prestino troppa attenzione agli elementi discriminatori suddescritti.

Sono già molte quindi le società di selezione del personale che mettono in guardia da questo nuovo “metodo”. L’analisi dei profili social deve seguire all’incontro con il nuovo potenziale collaboratore e non precederlo. Dopodichè Facebook e Twitter dovrebbero solo essere utilizzati come strumenti di confronto e verifica delle proprie impressioni.

Nazionalità e orientamento sessuale, diversità di opinioni con il selezionatore non sembrano rappresentare un criterio di esclusione in quanto da alcuni sondaggi risultano informazioni neutre.

Ciò che conta è la digital reputation.

Ognuno di noi costruisce, talvolta inconsapevolmente, una sorta di identità digitale, che attraverso foto, commenti e video ne delineano la reputazione.

Una volta assunto il candidato diventa parte integrante dell’azienda e pertanto ne rappresenta anche i valori.

E questo elemento non può essere rimosso : l’azienda sceglierà preferibilmente candidati più affini ai propri valori.  E su questo non ci piove, con o senza Social.

Attraverso la difesa della propria privacy, ognuno di noi può limitare i contenuti visibili al pubblico, e “guidare” la percezione che risulta di se al mondo esterno.

Oggi sono elementi imprescindibili nella gestione della propria esistenza “social”.

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