Ansia da What’s app: come ci condiziona il sollicitus respondere
What’s app è stata l’app che più di tutte ha influenzato la nostra vita sociale. Messaggi privati, messaggi dai gruppi, spunte blu, attenzione a non aprire i messaggi, a non farsi vedere online, a nascondere gli accessi.
Tutte queste azioni sono ormai comuni a moltissimi di noi.
Diciamocelo : ormai l’app (di proprietà di Mark Zuckerberg) ci condiziona la vita in tantissimi modi, e non solo perché ci ha resi tutti i pollici più veloci del West.
Ammettetelo: anche voi, non appena il vostro cellulare vibra, siete pronti a rispondere. E la vecchia scusa – vecchia per gli over 30 – “non avevo il cellulare con me”, non regge più.
Tutti noi ormai usiamo il nostro telefono come un Vero e proprio prolungamento del nostro braccio, e del nostro io.
L’ansia di What’s App e il sollicitus respondere
Il sollicitus respondere è ormai una patologia legata a doppia corsia a What’s App e riguarda sia chi legge i messaggi, sia chi li invia.
In pratica si tratta dell’ansia di rispondere celermente, come se la nostra reperibilità 24/7 fosse un lavoro, una necessità. Ed è una mania che ci condiziona la vita.
La mancata risposta in tempi brevi causa una serie di domande che passano dalla tragica “Gli sarà successo qualcosa?”, fino alla melodrammatica “Forse gli sto antipatico, per questo non risponde”.
Come superare l’ansia del sollecitus respondere?
Questa ansia si supera sia “in entrata” che “in uscita” imparando a liberarsi gradualmente da questa gabbia.
Quindi ricordarsi che :
- La terra non gira intorno alla sua o alla vostra risposta.
- Cosa fondamentale è smettere di guardare il cellulare.
- Ulteriore passaggio : imparare a staccarsi dallo smartphone, stando senza.
Telefonare solo per le vere necessità e le cose più importanti e ragionare sul fatto che la nostra vita non può dipendere da uno smartphone.
I rapporti umani, le simpatie e antipatie, non si misurano nei minuti di attesa di un messaggio. Scopriamolo noi e insegnamolo agli altri.








