Abbonamenti on line alle news : il mercato e i numeri.

Va detto : da quando è partito il coraggioso trend, oltreoceano, di far pagare gli abbonamenti on line, parecchio è cambiato.  Sia nel business che nell’atteggiamento interessato degli utenti.

Si pensi che ad inizio 2018 scrivevamo del New York Times che, nel 2017,  registrò un boom di abbonamenti on line raggiungendo i 2,64 milioni di lettori.  Con una crescita del 41,8% rispetto all’anno precedente.

Dobbiamo ricordare che si arrivava da una sbornia ultradecennale di news totalmente gratuite on line, perchè l’avvento di internet aveva ridefinito il concetto di fruizione dell’informazione. La fruizione gratuita imperava, e questo metteva a rischio la sopravvivenza dell’informazione stessa

Il web è prosperato sulla filosofia del “tutto free”, a danno di molti editori e a vantaggio di pochi big della web economy (a partire da Google).

Da anni la libera informazione si interrogava.

Un business di qualità, che richiede pertanto investimenti, poteva essere offerto gratuitamente ancora a lungo? La risposta è arrivata grazie a precursori come il New York Times che, per sopperire all’endemica perdita di copie vendute in edicola, hanno lanciato le edizioni on line a pagamento.

Va detto che gli utenti hanno risposto freddamente e lentamente ma, complice anche la diffusione di smartphone e tablet,  la svolta è poi arrivata.

Il futuro è digitale.

Abbonamenti on line alle newsMentre in USA i precursori davano l’esempio, in Europa e in Italia in particolare, crollavano la diffusione dei quotidiani e le copie digitali non decollavano. Storia già vista.

In due anni (2015-2016) si registrarono un meno 20% per la carta stampata, ma anche un meno 19% per il digital.

Il tetto della crisi pare fosse giunto nel 2017 : in dieci anni si era passati da 5,4 a 2,6 milioni di copie giornaliere.  Un conteggio al netto della free press. Onestamente però vi è qualche dubbio che quest’ultima possa aver inciso sulle abitudini di chi comprava ogni giorno un quotidiano.

Il web senza contenuti non regge.

Dal web che conta si corre ai ripari per tentare di preservare quanto si è dissipato in termini di patrimonio informativo.

Intendiamoci : non che si siano ristretti i margini di libera informazione, ma se l’informazione di qualità è l’obiettivo, perchè il “sistema” sia sostenibile è necessario anche che possa incassare a dovere.

Negli USA (e da noi) la vendita di pubblicità digitale è a forte appannaggio di Google e Facebook . Gli investitori si concentrano sui due Big , tralasciando altri media e attori di mercato.

Il riadattamento al mercato digitale di un settore storico e tradizionale come la carta stampata si è rivelato difficoltoso.

L’informazione on line fra 2020 e 2021.

Pandemia e lockdown, oltre che le costrizioni di mobilità e la gravità della situazione sanitaria, hanno inevitabilmente calamitato l’interesse degli italiani. 

Le fonti di informazione hanno registrato picchi importanti, e gli utenti hanno ulteriormente incrementato l’uso di Internet come strumento di informazione.

I dati di novembre di Audiweb dichiarano un aumento medio del 2% dell’audience online giornaliera e dell’11% del tempo speso.

Sono parecchi i quotidiani che hanno registrato gli incrementi più elevati.

Dati che differiscono dalle rilevazioni di audience di Alexa riportati nella nostra consueta classifica dei siti web più visitati.

Tali dati, riportati in un articolo dettagliato da primaonline vedono il Corriere della Sera crescere del 13% e confermarsi al primo posto rispetto a Repubblica (4 milioni 572mila utenti unici organici contro 4 milioni 30mila).

Ciò che conta è che il quotidiano ha visto crescere i suoi utenti giornalieri in media del 70% rispetto al 2019 e ha raggiunto i  300mila abbonati digitali, contro i 164 mila dell’anno precedente.

Grande crescita, invece, per Il Fatto Quotidiano che dal nono posto sale al terzo, passando da 2,3 a 2,9 milioni (+28%) in controtendenza : tutti i suoi articoli sono liberamente accessibili online e senza abbonamenti on line alle news.

Controtendenza che, è bene dirlo, sarà necessario comprendere fino a quando rimarrà economicamente sostenibile nel prossimo futuro.