Booking, Amazon e l’etica degli acquisti on line

Le sedi fiscali delle big web a cui affidiamo acquisti e vacanze hanno quasi sempre sede all’estero. Dove? E perché? Possiamo fare meglio per il Paese acquistando da chi paga le tasse in Italia? E va privilegiato chi produce in Italia? E’ possibile adottare un’ etica degli acquisti on line ?

Siamo tutti abituati a utilizzare internet per i nostri bisogni. Comperiamo generi alimentari o paghiamo per i contenuti multimediali, eppure non abbiamo la minima percezione fisica delle attività online? Vi siete mai chiesti per esempio dove sono le sedi dei colossi del web?

Molte aziende hanno le loro sedi nei cosidetti paradisi fiscali. Dei paesi che hanno una tassazione più favorevole con imposte inferiori rispetto alla media. Questo problema è stato sollevato da numerosi governi che da anni tentano di regolamentare la tassazione delle principali imprese online.

Queste aziende vengono definite web soft e le più famose sono: Amazon, Booking, Google, Apple e Facebook. Hanno sedi in tutti i paesi europei, generano fatturati milionari ma contribuiscono solo in parte alla ricchezza nazionale. In pratica guadagnano miliardi e pagano pochi milioni.

In Italia da anni si parla di web tax.

Nel nostro Paese queste società hanno fatturato nel 2019 più di 2 miliardi versando in tasse al fisco solo il 2,7% pari a 64 milioni. Una quota comunque superiore rispetto al 2017, ma ottenuta dopo una serie di sanzioni volute dal parlamento.

Quale strategia adottano dunque per non versare i contributi senza violare le leggi?

Sfruttano i buchi presenti nelle legislazioni europee senza commettere nulla di illegale. Innanzitutto non pubblicano completamente le dichiarazioni fiscali, poi accumulano crediti fiscali che reinvestono nel mondo del lavoro, ma il vero segreto però per non pagare le tasse resta la scelta strategica della sede fiscale.

I colossi del web infatti hanno le loro sedi nei paradisi fiscali dove la tassazione è più blanda. Paesi con aliquote fiscali più basse che consentono il cash pooling: lo spostamento di parte della liquidità senza oneri gravosi.

Amazon ha sede fiscale in Lussemburgo mentre Booking ad Amsterdam.

Entrambe le società sono state al centro di forti polemiche per aver pagato in tasse meno di quanto ricevuto con i  contributi nazionali.

Booking è stata perfino accusata di aver evaso 350 milioni di euro, tra il 2013 e il 2019, grazie al suo servizio di intermediazione con privati che non prevede il pagamento dell’IVA. In questo caso lo stato italiano ha perso un’entrata economica importante a cui si aggiungono le perdite subite dagli albergatori dovuta alla concorrenza sleale. Amazon invece si è sempre difesa di aver pagato il dovuto contribuendo perfino all’incremento del lavoro con la creazione di numerosi posti di lavoro.

L’Europa ha mostrato più volte negli ultimi anni la volontà di disciplinare le regole fiscali per questi colossi del web con varie proposte, come la web tax.

Eppure non esiste oggi una tassa specifica che disciplina i loro fatturati mentre cresce la volontà di politica di sostenere le aziende che producono e contribuiscono nel paese di origine.

Anche in Italia cresce l’opinione pubblica a favore delle imprese che producono e pagano le tasse in loco. Il Governo è alla ricerca di soluzioni in tal senso che possano privilegiare e indirizzare i consumi verso i produttori locali.

In un contesto economico globale resta però difficile impedire ai consumatori di rivolgersi a società che propongono servizi o prodotti low cost grazie a regimi fiscali vantaggiosi.


 

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