Vero o falso? L’eCommerce toglie lavoro ai commercianti

La pandemia da Coronavirus ha costretto un po’ tutti a fare i conti con il dramma della crisi economica. Accanto alla gravissima crisi sanitaria, infatti, anche lo stato di salute delle imprese e dei negozi è notevolmente peggiorato.

Molti commercianti erano già attrezzati con le vendite online. L’arma migliore per cercare di limitare le perdite di fatturato ha spinto sul web anche chi, fino a qualche mese fa, non aveva preso in considerazione di poter vendere sul web.

Buttarsi nell’eCommerce per superare la crisi del settore commerciale

In base a recentissimi report pubblicati da Confesercenti, un’attività commerciale su tre è a rischio di chiusura definitiva. L’alba, per i commercianti, è quindi molto lontana con risultati che, a dire il vero, hanno sorpreso i più.

Alcuni settori potevano andare meglio durante il lockdown ma immediatamente dopo stentano a riprendersi. Altri, su cui forse nessuno avrebbe scommesso, si stanno rialzando lentamente.

Settori come il tessile, i trasporti, il turismo, la ristorazione e, in generale, tutto ciò che riguarda il mondo dello spettacolo hanno avuto le perdite più ingenti. Le motivazioni stanno tutte (o quasi) nelle restrizioni agli spostamenti e gli obblighi al mantenimento del distanziamento sociale. L’abolizione di tutte le occasioni di assembramento hanno assestato una ferita da cui sarà difficile guarire.

La regione più colpita è stata il Lazio con un -77,6%. A seguire il Veneto (-70,9%), la Calabria (-70%), la Lombardia (-69,7%). Chiude la classifica la Valle D’Aosta con un -33,3%.

Il forte boom dell’eCommerce

L’eCommerce, quindi, è stata l’ancora di salvezza per molti commercianti in questo periodo di grandissima difficoltà.

In base agli ultimi dati diffusi, l’incremento delle vendite online, rispetto al 2019, è pari all’81%. Un risultato che, indubbiamente, porta a fare i conti con una nuova realtà: le vendite in rete che stanno surclassando quelle più tradizionali.

Per un Paese che ha subìto ben 2 mesi di chiusura totale, era inevitabile che l’eCommerce prendesse piede.

La vita di tutti noi, nonostante fossimo chiusi in casa, non si è certo fermata e, per molti, l’unico modo per andare avanti è stato utilizzare i servizi on line che i negozi hanno messo a disposizione dei clienti.

Le difficoltà dei negozi fisici nel post lockdown

Ad oltre due mesi dal termine del lockdown, la situazione sta migliorando, molto lentamente. Le perdite per il 2020 saranno ingentissime e sono in molti i negozi fisici che rischiano di abbassare definitivamente la saracinesca.

Le attività sono, bene o male, riprese tutte ma le abitudini dei clienti sono, naturalmente, cambiate rispetto al periodo pre-Covid.

L’85% di coloro che hanno acquistato in rete durante il lockdown, pre-Covid non avevano mai utilizzato l’eCommerce, ed ora la tendenza sta cambiando le abitudini. Una buona percentuale di questi acquirenti, infatti, non abbandonerà gli acquisti in rete e continuerà ad effettuarli anche in futuro.

Tutto questo si traduce, inevitabilmente, in un aggravio della crisi per i negozi fisici, almeno per quelli che non si sono attrezzati per abbinare alla vendita tradizionale anche il sistema dell’eCommerce.

La crisi, si dice da più parti, prima o poi passerà ma non è possibile fare previsioni certe in merito. Se l’emergenza sul piano sanitario è tornata sotto controllo, non si può dire altrettanto per quella economica.

In definitiva: l’eCommerce toglie davvero lavoro ai commercianti?

Non esiste, in base all’analisi fatta, una risposta certa a questo quesito. Una cosa, però, è inoppugnabile: la vendita sul web danneggia i negozi fisici ma lo fa solo nei confronti di chi, proprio nelle vendite online, non si è ancora buttato.

L’indagine recente, dell’Osservatorio Ecommerce B2c del Politecnico Milano, è li a dimostrarlo.

Sia il tessuto economico che il paesaggio urbano stanno subendo contraccolpi dall’evento. Basti pensare che nel 2019 sono stati acquistati beni on line per 31,6 miliardi di euro, il 15% in più rispetto al 2018 che è l’anno in cui hanno chiuso 32mila negozi di ogni dimensione.

Ormai voli e viaggi si acquistano quasi esclusivamente sul web (e rappresentano la prima voce degli acquisti on line) e sono seguiti da informatica/elettronica, abbigliamento, arredamento, alimentari.

Nel 2020 però è lecito pensare che questi ultimi subiranno un’inevitabile impennata a seguito pandemia.

Ed è solo l’inizio.


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