Criptovalute e loro regolamentazione: a che punto siamo?

Avete presente tutti quei multimilionari che girano in Lamborghini e Ferrari e compaiono in maniera prorompetene su Instagram tra un feed e l’altro?

Alcuni di loro sono “fuffa” e sono li solo per vendere info-prodotti, altri invece hanno fatto il loro successo grazie alle Criptovalute.

Se bazzichi su YouTube probabilmente hai sentito parlare di Riccardo Zanetti piuttosto che di Leonardo Pinna.

Ecco, loro si : sono ragazzi riusciti a sfruttare e fare “la grana” con le criptovalute.

Cosa vuol dire “fare soldi” con le criptovalute?

Che cosa sono le criptovalute

Le criptovalute sono monete digitali create attraverso un sistema di codici. La particolarità di questa moneta digitale è che funziona in modo autonomo, ovvero al di fuori dei sistemi tradizionali, bancari e governativi.

È possibile convertire le criptovalute in moneta fisica, ad esempio in euro, o in dollari, attraverso piattaforme che consentono di scambiare, comprare e vendere queste monete virtuali.

Come guadagnare con le criptovalute

Il guadagno delle criptovalute avviene come per le altre valute. Si investono delle somme per l’acquisto di questa moneta che nel tempo vede accrescere o decrescere il proprio valore.

Le somme disponibili sono poi utilizzabile per effettuare acquisti di beni o servizi oppure possono essere vendute e convertite in moneta fisica. Questi soldi virtuali sono creati e sviluppati da ingeneri informatici e gestite da una rete di computer privati e server.

Tasse e regolamentazione delle criptovalute in Italia: come siamo messi

Il problema cardine di questo nuovo sistema monetario è la mancanza di una regolamentazione specifica volta a tutelare i risparmiatori. L’assenza di leggi dedicate fa si che questo strumento monetario sia utilizzato facilmente per fenomeni di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

Il risvolto della medaglia (in questo caso) digitale è che ad esprimersi in merito è la Banca d’Italia che non vede di buon occhio (soprattutto in termini di sicurezza) questa che a più riprese è stata classificata come “la moneta del futuro”.

La cosa buffa? Per una volta è la stessa Agenzia delle Entrate che comunica di non pagare le tasse.

Infatti, secondo quanto dichiarato dall’AE, attualmente nessun detentore di criptovalute è tenuto a pagare l’IVAFE ovvero l’imposta di bollo per gli investimenti e le attività finanziarie fatte all’estero.

A parte però questo “piccolo sconto” le criptovalute devono essere comunque contemplate in sede di dichiarazione dei redditi nel “Quadro RW”, mentre sulle loro plusvalenze vanno pagate imposte per il 26% a patto che l’ammontare detenuto dal contribuente superi la cifra di 51.645,69 euro per sette giorni lavorativi continui durante l’arco dell’anno.

Cosa riserva il futuro delle criptovalute

Prevedere il futuro è compito di Baba Vanga, la veggente che nell’omonimo film prevedeva il futuro.

Per ora limitiamoci ad osservare i mercati, che apprezzano in modo crescente la moneta virtuale, e ad attendere le conseguenze del decreto pubblicato il 17 febbraio 2022 reso operativo entro il 18 maggio 2022

(Modalità e tempistica con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale e i prestatori di servizi di portafoglio digitale sono tenuti a comunicare la propria operatività sul territorio nazionale nonché forme di cooperazione tra il Ministero dell’economia e delle finanze e le forze di polizia).