Google plus : come – funzionava – il social di Google

Nell’era del social network e dello ‘sharing’, a farla da padrone è certamente Facebook.

Da anni, fin dalla sua nascita nel 2004, quella di Mark Zuckerberg è la piattaforma più gettonata. Per tutti coloro che desiderano crearsi un profilo, una pagina, un gruppo e condividere i propri stati d’animo, opinioni, foto, video e quant’altro condividendolo con tutto il web.

google-plus

Vi sono, e vi sono stati, social network alternativi a Facebook.

Su tutti Twitter era ritenuto anni fa il vero alter ego, diverso eppure vincente.  Certamente Instagram… Entrato presto a far parte della sfera aziendale di Facebook inc., che nell’aprile 2012 ne annunciò l’acquisizione.

E poi via via fino a Google Plus, che altri non era che il social network lanciato da Google.

Il primo tentativo da parte del colosso di Mountain View non era andato proprio a gonfie vele: anzi, a dirla tutta, Google Buzz può essere considerato un vero e proprio fiasco.

Il timore di un nuovo fallimento era reale.

Quando fu lanciato Google Plus i dubbi c’erano, ma anche la spinta forte a volerci provare, com’è nella natura dell’azienda. Giorno dopo giorno questo social network ha accattivato un numero crescente di utenti.

La struttura non si distanzia troppo da quella dei social di maggiore successo.

Come in Facebook, su Google Plus si possono pubblicare contenuti di ogni tipo, condividere stati d’animo, creare eventi, realizzare pagine o seguire quelle che più ci interessano.

A differenza di Twitter, Google Plus non ha il limite, pregio e crucio dei ‘cinguettii’, di dover scrivere il proprio pensiero entro i 140 caratteri.

Iscriversi a Google Plus era davvero semplicissimo.

Bastava semplicemente avere una registrazione a Google, creando anche solo un account di Gmail.

Con la diffusione degli smartphone Android sono ormai in miliardi ad avere un profilo Gmail, quindi si è già praticamente iscritti e usufruire di Google+ era un attimo.

Per arricchire l’account social di Google la meccanica era la stessa di Facebook (e degli altri social) : inserire una foto profilo, una foto copertina, e completate la sezione Informazioni con tutti i vostri dati.

Infine era possibile raccogliere tutte le foto in una cartella (comunemente chiamata ‘album’) e nella sezione “+1” gestire tutti i contenuti della rete su cui avete cliccato il tasto +1.

Facile, intuibile, alla portata di tutti: Google Plus si difendeva più che bene e allargava sempre di più il consenso negli utenti.

Ottobre 2018: Google Plus si avvia alla chiusura.

Già perchè sono stati in molti a chiedersi cosa non abbia funzionato in Google+.

Trovo interessante segnalare l’esamina di Emanuela Zaccone  su Wired, che indica cosa possa non aver funzionato.

Sicuramente la mancanza di coinvolgimento degli utenti stava alla base della scarsa attenzione che suscitava (meno di 5 secondi di sosta media a utente). Nonostante una via in discesa sui numeri di utenti iscritti, automaticamente aggiunti negli account Gmail, milioni in un tempo breve.

Eppure, anche in questa storia, sembra aver giocato lo scarso appeal innovatore. E sappiamo quanto, nel web, distinguersi sia tutto per ottenere visibilità e successo.

Google+  (o Google Plus, come meglio vi pare) era finito con l’essere uno scmmiottamento poco coinvolgente della concorrenza.

Finendo con l’ottenere l’abbandono progressivo degli utenti, e quindi la chiusura dei battenti.


 

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