Vine : cosa insegna la chiusura del microsocial di video
E’ stata notizia del 2016 : Twitter ha scelto e chiuderà la piattaforma che permette la condivisione di video.
Vine, fondata dal trio Dom Hofmann, Rus Yusupov e Colin Kroll, era stata rilevata dal Social network cinguettante nell’ottobre del 2012 per circa 30 milioni di dollari.
L’app Vine per Apple iOS e Android ebbe da subito un discreto successo.
MicroVideo di 6 secondi, condivisione in modalità “social”, l’ideale per esser utilizzata anche per campagne promozionali/pubblicitarie.
Infatti la sua inclinazione alla viralità dei video ne facevano uno strumento interessante per le aziende così come per i privati.
A maggior ragione che la brevità dei video incentivano la visione degli utenti, che hanno la percezione di avere sempre meno tempo a disposizione.
Ma incentiva anche la creatività degli autori, che debbono esprimere il proprio messaggio in formato video in pochissimi secondi.
Anche temi di attualità e cronaca, seppur colpita da polemiche per filmati smaccatamente pornografici caricati sui suoi server.
L’annuncio della vendita e la conversione in App per realizzare video.
“Per ora non accadrà nulla ai vostri video, alle app o al sito”, è stato dichiarato da Twitter in un comunicato all’annuncio della chiusura.
Invece qualcosa è poi cambiato nell’idea della proprietà : dopo l’annuncio di stop dell’autunno 2016 sono state prese diverse misure, fra cui un nuovo archivio online di video : un sito contenente i post pubblicati fra il 2013 e il 2016.
E alla fine questo momento di transizione ha portato alla nascita dell’applicazione Vine Camera, che è stata poi rilasciata sempre per IOS e Android con funzioni semplificate.
Vine mantiene il camera screen, la funzione di girare i video, condivisibili su Twitter.
E ora la domanda che in molti si sono posti : perchè mai Twitter ha scelto di eliminare Vine visto l’investimento consistente di qualche anno prima e, soprattutto, se in fondo ha riscosso così tanto successo?
Una gestione dubbia, ondivaga, un investimento senza meta.
Ancora oggi sono parecchi gli utenti che nello store di Google rilasciano recensioni deluse, con tanto di dichiarazione di voler disinstallare l’app a causa della perdita della parte social di condivisione dei video.
Non è ancora dato sapere se Vine in futuro sarà implementata per renderla competitiva con altre piattaforme concorrenti, come Instagram ad esempio, oppure se il progetto rimarrà invariato rispetto ad oggi.
Ma la gestione incerta dell’investimento nell’acquisizione di Vine insegna che non porta a risultati positivi.
Probabile che Twitter volesse assorbire l’idea e i know how della start up per accentrare sulla diretta piattaforma l’idea dei microvideo.
6 secondi in fondo sono paragonabili al poco più di un centinaio di caratteri, limite dei tweet.
Ma è finita che Twitter stesso sia divenuto il luogo ospitante i video ultra-brevi.
Ma il pubblico e gli utenti di Twitter non sono il “popolo” di Facebook.
Ormai pare abbastanza chiaro : il Social di Zuckerberg infatti taglia diametralmente ogni fascia, estrazione ed entità sociale.
Mentre Vine era chiaramente un luogo d’incontro per tutti i (miliardi) possessori di smartphone.
Quindi poteva rappresentare lo sbocco al grande pubblico che Twitter fa così fatica ad intercettare, con le ripercussioni sulla mancata crescita che ne mette in dubbio, fra gli investitori, la sostenibilità di business.








