E3 2020 : il coronavirus si abbatte, fiera annullata. E ora?

L’expo “E3 2019” è stata tutto sommato un successo, pur in assenza di un gigante del settore come Sony.

L’organizzatore, l’Entertainment Software Association, ha diramato un comunicato con cui ha ufficialmente cancellato l’evento :

“Dopo esserci consultati con le aziende riguardo la sicurezza e la salute di fan, impiegati, espositori e partner dell’E3, abbiamo preso la difficile decisione di cancellare l’E3 2020, che originariamente si sarebbe dovuto tenere a Los Angeles, dal 9 all’11 giugno”.

E questo è solo uno fra tanti eventi che la pandemia ha colpito, in quanto ritenuti pericolosi assembramenti.

Fra le fiere tecnologiche ricordiamo esser saltate anche :

  • Mobile World Congress (la più importante per il mobile)
  • Game Developer Conference
  • F8

E la lista è destinata a non fermarsi qui.

Sono previsti rimborsi totali a partecipanti ed espositori, mentre un evento online potrebbe permettere ai tanti appassionati del settore di godere comunque delle anteprime.

Ma non solo : altri eventi si profilano all’orizzone : da Sony, che con la sua PlayStation pensava ad un evento tutto suo, alla stessa Microsoft Xbox che sta già mettendo in cantiere un evento interamente online.

In attesa che questo anno nero passi anche per il settore videoludico, l’ESA ha già annunciato l’E3 2021, che avrà luogo sempre a Los Angeles.

In controtendenza invece la fiera “Gamescom” di Colonia, l’altro grande evento mondiale. Si terrà (a quanto pare) a fine agosto come ogni anno, e i biglietti sono già in vendita. Un azzardo? Chissà , forse un esorcismo rispetto all’ennesimo evento rinviato.

O forse uno smacco competitivo (che sarebbe molto discutibile di questi tempi) nei confronti del “Tokyo Game Show” di settembre, che è tuttora in bilico.

Ora rimane da capire : e il futuro?

E’ lecito pensare che, così come impatterà sulle abitudini di tutti noi, nel nostro quotidiano, l’avvento della pandemia ci indurrà a modificare le nostre abitudini. Lasciando alla Rete il ruo di protagonista, e lanciando in modo più spinto gli eventi on line.

Diciamo che, da tempo ormai, la tendenza delle console prevede un autoquarantena per i gamers, e da tempo ormai si possono organizzare le disfide on line. Quindi, paradossalmente, il mercato potrebbe già esser predisposto (se non proprio ancor tutto pronto) al cambiamento di paradigma.

I videogames non sono i giochi di società da tavolo, non necessariamente devono creare “socialità”. L’intelligenza artificiale (nella gran parte dei casi) riduce o annulla l’interazione fra umani.

Quindi all’atto pratico cambierebbe poco.

Piuttosto quello che forse può colpire dell’interruzione del rito annuale legato all’E3 è il “rito”, la consuetudine che rassicura.  E’ dal 1995 che “E3” costituisce un appuntamento centrale per la community fedele dell’intrattenimento ludico: la cancellazione della consuetudine (che attira migliaia di appassionati da tutto il mondo ogni anno) è comunque un piccolo trauma fra gli appassionati, sia pur il meno fra ciò che sta capitando nel mondo.

Aldilà della ripercussione fra gli animi, il mercato come reagirà?

Sony aveva mollato la rassegna ormai dalla scorsa edizione, pertanto è Microsoft a soffrirne più la mancanza, mancando la ribalta per presentare la Xbox Series X.

Pertanto il rinvio dei lanci di nuove console, oltre che dei software e dei games, non è una possibilità remota. Ma il rinvio, per le console, comporta un paradosso : il lancio, quando avverrà, sarà a fronte di un hardware non più così all’avanguardia, a maggior ragione dopo che entrambi i maggiori produttori hanno dato alla luce tutti i dettagli dei nuovi gioiellini di casa.

Ora, alla luce di quanto detto, le strategie post vendita (quando il momento arriverà) divengono fondamentali per reggere l’urto di un rilancio sgonfio.

Diverse le incognite, non ultima quelle legate alle uscite del software : un calendario denso che vede fra i protagonisti titoli come  “The Last of Us Part II” , “Final Fantasy VII Remake”,  “Ghost of Tsushima”,  “Resident Evil 3” .  Ma anche un elenco che potrebbe essere inciso nel profondo dalle direttive che li classificano come prodotti “non essenziali”, bloccandone la distribuzione.

Ma non si può che esser positivi e sperare che lo scenario peggiore non si presenti.

 

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