ReporTecno: Alba digitale 2020: la rete reggerà?

Se dovessimo descrivere in un solo proverbio la situazione attuale che il mondo sta affrontando con la pandemia, la nostra scelta potrebbe ricadere su “Bisogna fare di necessità virtù”.

Chi avrebbe mai immaginato, o avrebbe mai chiesto, di essere protagonista, suo malgrado, di una trama al limite del paradossale manco si trattasse del più canonico dei disaster movie?

la rete reggeràEppure ci siamo e la sola cosa che si può fare dinnanzi ad una situazione impossibile è cercare di trarne vantaggio, in modo da renderla più una ragione di forza che di debolezza.

Tale virtù potrebbe anche risiedere nel valutare con occhio molto più critico quelle risorse ritenute indispensabili al giorno d’oggi, nella fattispecie una infrastruttura di rete idonea agli standard europei.

Tra i tanti problemi, piccoli e grossi.

Questa quarantena ha manifestato una repentina impennata delle connessioni, in particolar modo quelle di uso domestico. Inevitabilmente sono risultate essere le più congestionate nel periodo attuale, dato l’intenso traffico di dati che ha portato quasi al collasso l’intera rete.

È ciò che emerge dal report realizzato da Akamai Technologies, in cui si evidenzia una crescita del traffico Internet globale del ben 30% dalla fine di febbraio alla fine di marzo 2020. Nello stesso comunicato si evince che un simile risultato è stato raggiunto principalmente per via del progressivo aumento di connessioni per lo smart working e l’intrattenimento generale, come lo streaming o il gaming online.

L’Italia non si esime di certo dal far parte di questi valori, ma a differenza di buona parte del resto del mondo ci si rende conto di quanto sia arduo gestire una simile mole di dati.

Inutile negare l’evidenza dei fatti…

Ora più che mai, avendone prove tangibili sul campo. Fra disconnessioni improvvise, accessi negati a siti e server, i caricamenti troppo lenti sono sempre in agguato.

Del resto non c’è da sorprendersi se nel Desi 2019, il rapporto della Commissione Europea sul digitale, la nostra penisola è risultata al ventiquattresimo posto per livelli di connettività.

Il rapporto in questione non si basa solo su una mera questione di qualità della rete a banda larga dei Paesi interessati, ma anche e soprattutto su :

  • grado di competenze digitali
  • l’uso dei servizi Internet da parte dei cittadini
  • l’integrazione delle tecnologie nelle aziende
  • la disponibilità di servizi pubblici digitali.

E anche fra questo elenco di concetti il nostro Paese presenta ben più di qualche lacuna.

Basti pensare al momentaneo, oltre che necessario, apprezzamento delle aziende nei confronti dello smart working. Una pratica che per buona parte del mondo è ritenuta più che normale, nel Bel Paese viene vista come una soluzione rivoluzionaria.

E in effetti lo è nella misura in cui ci si rende conto di non averla mai portata avanti adeguatamente, e di come è evidente che molte aziende non siano ben disposte nei suoi confronti.

Eppure basterebbe una connessione stabile.

Senza contare che si potrebbe ovviare l’assenza del badge fisico con uno prettamente online, fare l’accesso al sistema e così archiviare i movimenti di entrata ed uscita nelle ore lavorative.

Ne gioverebbero oltremodo gli spostamenti fisici dei dipendenti, traffico in strada molto meno intenso a benefit concreto dell’aria che respiriamo, oltre che il presumibile calo di stress.

Sulla carta sembrerebbe tutto meraviglioso, sfortunatamente non è unicamente con la scarsa volontà delle aziende che bisogna fare i conti.

Per la prima volta si è intensificato il traffico durante l’intera giornata.

Eppure i dati sembrano essere chiari : seppur con videoconferenze a profusione e spedizioni di mail con grandi allegati, non è qui da rintracciare la causa di stress dei canali di download e upload.

Secondo i dati Agcom (qui un rapporto interessante pubblicato da “Repubblica”) il traffico su rete fissa ha registrato il picco tra il 9 e il 15 marzo (+35% rispetto allo stesso periodo di un anno fa). Mentre il traffico voce è aumentato del 67% tra il 23 e il 29 marzo.

Mentre sul mobile, secondo quanto dichiarano Tim Vodafone , si sono registrate crescite a due cifre.

Forse è per gli evidenti limiti tecnici che molte aziende non possono purtroppo fare a meno di precisare che questa è solo una procedura temporanea.

Alla luce di quanto detto urge al più presto una maggior competitività digitale, che ci permetta non solo di uscire da questa situazione di stallo.

Serve prendere confidenza con una realtà lavorativa che ci impone di essere al passo coi tempi.

 

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